aubac rapporto dati climatici risorse idriche 2025

AUBAC, il Rapporto dati climatici e risorse idriche 2025

Tabella dei Contenuti

Temperature sempre più alte e precipitazioni sempre più scarse, con le piogge dell’inverno appena concluso che non basteranno a compensare un deficit ormai strutturale. L’assenza quasi totale di neve va ad aggiungersi ad una condizione che ormai non è più di emergenza, e che richiede interventi strutturali e strategici. 

L’AUBAC – Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino Centrale ha presentato la nuova edizione del proprio Rapporto dati climatici e risorse idriche, relativo all’anno 2025. Un Rapporto preciso, puntuale e corposo, che conferma ancora una volta come la scarsità idrica, nel Distretto dell’Appennino Centrale, non sia più una emergenza ma una condizione ormai strutturale.

Le precipitazioni medie sono ormai scese al 12,5% in meno rispetto alla norma storica, con picchi del 13% nel Lazio e del 15% tra Abruzzo e Marche, ma rispetto al passato la grande assente è la neve, principale serbatoio stagionale che alimenta le falde e i corsi d’acqua estivi. Se nel 2024 il deficit di precipitazioni nevose rispetto alla media era stato del -83%, nel 2025 il valore è arrivato al -81%, ma con l’impressionante picco del -99% nelle aree montane dell’Abruzzo. L’impatto dell’assenza di precipitazioni si rileva direttamente sui corsi d’acqua, ma soprattutto sui laghi, e si prevede già che il deficit idrico non potrà essere colmato neanche dopo un inverno particolarmente piovoso come quello appena concluso.

Il Rapporto dell’AUBAC si avvale di strumenti e metodologie molto innovativi, che in parte hanno anche ispirato, a livello nazionale, il SIM, il sofisticato Sistema di monitoraggio integrato dei rischi ambientali e climatici promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

“Purtroppo i dati sono confermati e sono tutti negativi: abbiamo avuto un -12,5% di piogge, temperature più alte di quasi 1,5°C e oltre l’80% in meno di neve. Dati leggermente migliori del 2024, ma sostanzialmente in linea, che ci confermano che siamo di fronte ad una situazione strutturale di deficit idrico, dovuto a piogge scarse e a temperature molto elevate. Questa situazione va governata, non può più essere affrontata come una emergenza, bisogna quindi cambiare passo, cambiare approccio, partendo da un monitoraggio integrato come stiamo facendo, per avere informazioni utili per poter decidere e poter mettere in fila le priorità, cominciando da quelle più strategiche e che hanno maggior bisogno di intervento in tempi immediati” – ha spiegato Marco Casini, segretario generale dell’Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino Centrale (AUBAC) – “Noi abbiamo un sistema già funzionante da un paio di anni, il SIM coprirà tutto il Paese con funzioni similari ma anche differenti, perché cambiando scala, cambia anche l’obiettivo. La scala distrettuale, che è quella europea per la gestione di questi aspetti, è quella più adatta per affrontare le situazioni in modo più puntuale. Il quadro nazionale serve per dare linee di indirizzo, ma poi serve una conoscenza di maggior dettaglio che è quella che noi facciamo con i nostri sistemi“.

“Il SIM, oltre a contribuire alla sicurezza nazionale attravero la sicurezza ambientale che ormai ne costituisce una parte strutturale, nella sua verticale dedicata alle risorse idriche e al dissesto idrogeologico, consentirà delle più accurate previsioni, modellizzazioni e soprattutto una raccolta di dati sul territorio, che viene implementata grazie all’integrazione e all’ammodernamento di tutte le reti a terra” – ha spiegato Laura D’Aprile, capo del Dipartimento Sviluppo sostenibile del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) – “Sicuramente il SIM potrà contribuire a migliorare tutti i Rapporti settoriali, anche se c’è da dire che AUBAC ha già fatto da anni un lavoro eccezionale, garantendo la digitalizzazione e l’utilizzo di tutti i dati satellitari per l’elaborazione dei suoi rapporti“.

 

Pubblicità
Articoli Correlati