Ecomafia, giro d’affari da 11,5 miliardi. Calano lievemente i reati ambientali ma aumentano gli illeciti amministrativi

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Legambiente presenta i dati del nuovo rapporto Ecomafia sulle illegalità ambientali. Calano lievemente i reati ambientali ma aumentano gli illeciti amministrativi. Il business illegale delle ecomafie vola a 11,5 miliardi di euro.

Calano i reati ambientali in Italia, ma aumenta il giro d’affari delle ecomafie, che raggiunge gli 11 miliardi e mezzo di euro. È la fotografia scattata da Legambiente nel rapporto Ecomafia 2026, che fa il punto sulle illegalità ambientali nel nostro Paese. Nel 2025 sono stati accertati oltre 35 mila reati ambientali, in calo del 12% rispetto al 2024. Parliamo di una media di 98 reati al giorno, 4,1 ogni ora con un ritorno ai livelli del 2023. Crescono però gli illeciti amministrativi, che sfiorano quota 78 mila. In totale, le violazioni superano le 113 mila, con una media di 311 al giorno. A guidare la classifica è la gestione illecita dei rifiuti, con quasi 11 mila reati accertati (una media di quasi 30 al giorno). Preoccupano anche gli incendi negli impianti di gestione dei rifiuti, aumentati di quasi il 25 per cento, e i roghi boschivi, cresciuti di oltre il 10%. Nel corso dell’anno, le fiamme hanno mandato in fumo più di 90 mila ettari di vegetazione.

Al secondo posto i reati nel ciclo cemento (abusivismo edilizio, violazioni penali in materia di urbanistica, cave illegali, tutela del paesaggio e appalti pubblici) con 8.034 illeciti (-41% rispetto al 2024, con una flessione dovuta anche alla forte contrazione del mercato dell’edilizia) e quelli contro gli animali che confermano il terzo posto (dal bracconaggio alla pesca illegale, dai traffici di specie protette a quelli di animali da affezione fino agli allevamenti) con 6.930 reati accertati (-4%). In crescita mel 2025 i reati degli incendi boschivi e di vegetazione (3.586, +10,7%), con oltre 90mila ettari andati in fumo.

Diminuiscono i reati contro il patrimonio culturale (2.276 quelli accertati, -23%), una flessione che si ripercuote anche sui controlli (-8,5%) ma crescono in maniera esponenziale gli arresti per i traffici di opere d’arte e reperti archeologici (34 nel 2025 contro i 2 registrati nel 2024).

In aumento l’illegalità nella filiera agroalimentare: 67.677 i reati e gli illeciti amministrativi (+46% rispetto al 2024), con una crescita del 109,1% del valore economico di sequestri e sanzioni, per 968 milioni di euro.

Il quarto segnale riguarda il business illegale delle ecomafie, che nel 2025 vola a ben 11,5 miliardi di euro, contro i 9,3 miliardi del 2024, registrando un aumento del +2.2 miliardi, dovuto alla crescita della gestione illecita dei rifiuti, delle filiere agroalimentari e del mercato di specie protette.

Sul fronte territoriale, il Mezzogiorno si conferma l’area più colpita. La Campania è la regione con il maggior numero di reati ambientali (5.636 reati contestati, pari al 15,8% del totale nazionale), seguita da Sicilia (3.726 reati ambientali), Puglia (3.601 illeciti) e Calabria (2.862 reati).

Al quinto posto il Lazio, prima regione del centro Italia con 2.358 reati. La Toscana (2.123 reati) viene, invece, superata dalla Sardegna, che si colloca al sesto posto con 2.240 reati, confermando il trend in crescita iniziato nel 2022 (quando era solo quindicesima). L’isola fa registrare anche 6.067 illeciti amministrativi.

Nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa si concentra il 44,3% dei reati accertati.

A occupare la prima posizione come regione del Nord con il maggior numero di reati ambientali non è più la Lombardia, ferma al nono posto con 1.822 reati, bensì la Liguria, ottava con 1.863 illeciti penali contestati, in aumento rispetto al 2024. Segue al decimo posto l’Emilia-Romagna, con 1.434 reati.

Per contrastare il fenomeno, Legambiente chiede più controlli, norme più efficaci e un Piano nazionale contro l’abusivismo edilizio, con risorse adeguate per abbattere gli immobili illegali. Tra le priorità indicate anche il rafforzamento delle misure contro la corruzione e le attività illecite legate alla gestione dei rifiuti.

“Il 2025 – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è stato un anno caratterizzato da diverse norme in difesa dell’ambiente che abbiamo giudicato positivamente come ad esempio l’inasprimento delle sanzioni previste per i reati nella gestione dei rifiuti, dalle discariche abusive alle spedizioni illegali, diventati delitti e l’introduzione di quelli contro gli animali nel Codice penale”.

“Anche il decreto legislativo di recepimento della Direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente, approvato dal governo nel mese di dicembre ed entrato in vigore lo scorso 2 giugno – ha aggiunto Ciafani – contiene scelte importanti, come il nuovo delitto di commercio di prodotti inquinanti; ma ci sono ancora molto norme che attendono di essere approvate e riviste, insieme al rafforzamento dei controlli ambientali e al contrasto all’abusivismo edilizio, che continua a essere un fenomeno grave e diffuso. Per questo torniamo a ribadire l’urgenza di un Piano nazionale di lotta all’abusivismo edilizio non più rinviabile, il cemento illegale si contrasta con gli abbattimenti”.

Legambiente ricorda che secondo l’ultima stima sull’abusivismo elaborata dall’Istat, in collaborazione con il Cresme, che risale al 2022, nel Mezzogiorno d’Italia si costruiscono 42,1 case illegali ogni 100 realizzate rispettando la legalità.

“I reiterati tentativi, finora fortunatamente falliti, di rilanciare nel nostro Paese una stagione di condoni edilizi  – commenta Enrico Fontana responsabile Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente – non favoriscono l’indispensabile innalzamento delle attività preventive e repressive su un tema così delicato e annoso di tutela ambientale, che riguarda da vicino anche la sicurezza dei territori e delle comunità che li abitano e l’economia legale, incidendo pesantemente nelle regioni del Sud ma non solo. Per questo chiediamo con forza norme più efficaci, a cominciare dal potere sostitutivo dei Prefetti, più controlli e più risorse per le demolizioni. Lo stesso approccio deve caratterizzare la lotta agli incendi boschivi e di vegetazione, cresciti drammaticamente nel 2025 e nel 2026. Così come il contrasto del fenomeno della corruzione, l’altra piaga del nostro Paese. Urgente che l’Italia recepisca al più presto la Direttiva europea anticorruzione, reinserendo il delitto di abuso d’ufficio. Legambiente vigilerà perché sia coerente con le nuove regole dettate dell’Unione europea”.

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