Il Tribunale delle Comunità Ribelli, che raccoglie associazioni e comitati di cittadini di tutto il Lazio, ha protestato contro il nuovo Piano rifiuti regionale, che prevede impianti molto impattanti sui vari territori. Non solo il termovalorizzatore di Roma a Santa Palomba, ma anche vari biodigestori e impianti a biogas e biomasse, su tutto il territorio regionale.
Venerdì 5 giugno, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, il Tribunale delle Comunità Ribelli si è ritrovato per un sit-in di protesta davanti alla sede della Giunta della Regione Lazio. Il motivo principale è il Piano rifiuti regionale approvato dalla Giunta guidata da Francesco Rocca, che in gran parte ha recepito le ordinanze del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, e che va ad autorizzare o approvare opere che impatteranno profondamente su tutti i territori del Lazio.
Proprio per questo, sono stati diversi i comitati e le associazioni di cittadini che si sono dati appuntamento davanti alla Regione. Su tutti, l’Unione dei Comitati contro l’inceneritore, il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani e SOS Laghi, direttamente coinvolti dal futuro termovalorizzatore di Roma. All’interno del Tribunale delle Comunità Ribelli, però, ci sono anche tutte quelle realtà locali, della Capitale e di tutto il Lazio, che sono interessate da impianti previsti dal nuovo Piano rifiuti regionale.
Si tratta, nello specifico, dei Comitati contro i biodigestori a Civitavecchia e a Casal Selce nella Valle Galeria, ma anche i cittadini di Aprilia che si oppongono al progetto di una maxi discarica in via Scrivia o quelli del versante prenestino del VI Municipio di Roma, dove potrebbe sorgere, con un progetto già approvato, un impianto a biomasse e biogas. Insieme a loro, c’erano anche i membri del CURAA – Cittadini Uniti per Roma, i suoi Alberi e Abitanti, e l’associazione dei cittadini di Pietralata che si oppongono alla realizzazione dello stadio della Roma e chiedono invece di tutelare il parco urbano.
Il sit-in si è concluso con i manifestanti che hanno stracciato, proprio davanti alla Regione, di varie copie della Deliberazione della Giunta regionale che, lo scorso 22 aprile, ha adottato il nuovo Piano di gestione dei rifiuti (PRGR).
“Rocca ha fatto proprio, per la parte della città di Roma, il piano rifiuti di Gualtieri. Ce n’è uno per Roma, timbrato Gualtieri e fatto proprio da Rocca, e poi c’è quello al di fuori di Roma che è tutto di Rocca. Qui però contestiamo questa impostazione per cui ci hanno messo l’inceneritore, hanno fatto proprio il piano di Gualtieri quando in realtà avrebbero potuto attendere la fine del commissariamento ma con ogni probabilità vogliono anche prorogarlo” – ha spiegato Alessandro Lepidini, coordinatore dell’Unione dei Comitati contro l’inceneritore – “Abbiamo raccolto 25 mila firme, e ne stiamo raccogliendo ulteriori altre migliaia, per chiedere la cessazione dei poteri straordinari dati per il Giubileo e ora, a Giubileo ampiamente concluso, li detiene ancora e continua a fare ordinanze, come quella di approvazione del Paur (Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale/Commissariale, ndr) nello scorso gennaio“.
“Evidentemente c’è una comunanza di intenti, visto che questo duo Rocca-Gualtieri esprime appieno il partito unico dei rifiuti che guarda ai profitti e non alla salute dei cittadini o a una visione di futuro che proprio oggi, nella Giornata mondiale dell’Ambiente, vede in questo piano la più grande contraddizione. Questa è una prima manifestazione, andremo avanti e presenteremo le osservazioni in fase di consultazione pubblica, ma non c’è granché da aspettarsi se tutto andrà per la via di Gualtieri” – ha aggiunto Alessandro Lepidini – “L’impegno che abbiamo assunto è duplice. Da un lato, una manifestazione alla Procura, perché non siamo più in una fase normale, la città di Roma è guidata da una ‘piovra capitale’. Proprio per questo abbiamo lanciato uno ‘sportello antipiovra’, con una e-mail dove raccoglieremo le segnalazioni, anche anonime, che raccoglieremo, tratteremo, cureremo e di cui ci faremo carico per presentare le denunce“.
“I problemi ambientali sono enormi e c’è tutto un ruolo che sta giocando Acea, ad esempio con il raddoppio del Peschiera o la condotta Sforza-Cesarini che tira via un sacco di acqua dal lago Albano, che presenta gravi cricità insieme a quello di Nemi” – ha concluso il coordinatore dell’Unione dei Comitati contro l’inceneritore – “Sono situazioni che evidentemente aggravano il tutto e non rispettano la natura, poi c’è il problema dell’impiantistica dei rifiuti e l’impegno pari a zero rispetto alla tariffazione puntuale, non nel Lazio ma a Roma, perché la città è ancora alle prese con i cassonetti stradali, si vedono in tutte le strade. E quei cassonetti sono il maggior disincentivo alla riduzione e alla differenziazione dei rifiuti“.
Il futuro termovalorizzatore della Capitale, tra l’altro, andrà a impattare sul territorio dei Castelli Romani, nel cuore di un Parco Naturale regionale, e aggravando ulteriormente una crisi idrica che continua a non vedere una necessaria inversione di tendenza.
“Entrambi i laghi continuano ad abbassarsi alla stessa maniera, ormai hanno superato i sette metri e mezzo. Al di là di ciò che si può vedere stagionalmente, e che dipende dalle piogge stagionali, il trend purtroppo è lo stesso da 40 anni: ogni anno si abbassano di circa 30 centimetri” – il punto di Roberto Salustri, dell’EcoIstituto RESEDA e membro del Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani – “L’inceneritore certamente ci preoccupa, non solo perché consuma acqua e causerà il prelievo dalla falda di almeno un altro milione di metri cubi, ma anche perché incide esattamente sul Parco Naturale regionale dei Castelli Romani e quindi diossine e altri inquinanti arriveranno tranquillamente nei nostri boschi e nei nostri laghi. Per questo siamo qui e appoggiamo anche, in modo tecnico e umano, tutte le lotte che si stanno conducendo contro l’inceneritore, per i nostri boschi e per il nostro territorio“.


