Le microplastiche aumentano rischio di infarti, ictus e obesità. Marevivo “Applicare legge SalvaMare”

Le microplastiche aumentano rischio di infarti, ictus e obesità. Marevivo: “Applicare legge SalvaMare”

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Le microplastiche contribuiscono all’aumento di infarti, ictus e obesità, mettendo a rischio non solo la salute del mare, ma anche quella dell’uomo. Marevivo chiede l’applicazione della legge SalvaMare, ancora ferma per mancanza di decreti attuativi a quattro anni dall’entrata in vigore.

All’interno dell’ecosistema marino le microplastiche si trovano ovunque: nei pesci, nei molluschi, nel sale e, attraverso la catena alimentare, finiscono sulle nostre tavole e poi nell’organismo.

In anni di studi e ricerche scientifiche, le minuscole particelle sono state ritrovate nella placenta, nel latte materno, nel sangue e in altri organi del corpo umano.

La dispersione di plastica negli oceani, quindi, non è solo un problema ambientale, ma anche sanitario. A denunciarlo è l’associazione ambientalista Marevivo, che ribadisce la necessità di applicare la legge n.60/2022, detta “SalvaMare”, uno dei pochi strumenti concreti per ridurre la presenza di plastica nel mare.

A quattro anni dall’entrata in vigore il 17 maggio 2022, la legge è ferma in attesa dei decreti attuativi che ne compromettono la piena applicazione. Questi ritardi, secondo la fondazione, rischiano di vanificare una norma nata per combattere l’inquinamento marino e per favorire il recupero dei rifiuti in mare, ma anche per tutelare la salute umana, sempre più a rischio per la pervasività delle microplastiche.

Per il dott. Antonio Ragusa, membro del Comitato Scientifico di Marevivo, i dati parlano chiaro: le microplastiche provocano stress ossidativo, infiammazione cronica e interferenza endocrina. “Tra le patologie causate vi è la sindrome metabolica che porta all’obesità, della cui diffusione nel mondo la plastica è tra le maggiori responsabili. Non abbiamo ancora tutta la causalità clinica, ma ignorare questi segnali sarebbe un errore imperdonabile a livello scientifico e sanitario”, spiega il dott. Ragusa.

Ulteriori studi, condotti dall’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, hanno inoltre dimostrato che molte problematiche cardiovascolari sono strettamente correlate alla presenza di microplastiche nelle arterie.

“Abbiamo riscontrato una chiara associazione tra la presenza di microplastiche e sviluppo di malattie cardiovascolari in alcuni pazienti seguiti in un arco temporale di 3 anni. Le persone con placche contenenti microplastiche hanno un rischio di 4,5 volte superiore di infarto, ictus e morte per cause cardiovascolari”, spiega il prof. Giuseppe Paolisso, Ordinario di Medicina Interna e Direttore del “Centro di Ricerca su Inquinamento Ambientale e Malattie Cardiovascolari” dell’Università Vanvitelli.

L’urgenza di applicare la legge SalvaMare non riguarda dunque solo la tutela ambientale, ma anche la salute umana. Se fosse pienamente in vigore, oggi la norma avrebbe consentito il corretto conferimento di circa 8.000 tonnellate di rifiuti accidentalmente recuperati durante le attività di pesca, composti principalmente da plastica.

“Questa legge rappresentava un punto di svolta nella tutela del mare. Ormai siamo arrivati al punto in cui le reti da pesca portano a galla più plastica che pesci e tutto questo accade oggi in modo esponenziale – dichiara Rosalba Giugni, presidente Marevivo. – Diversi organismi marini, vittime dell’inquinamento, sono in serio pericolo costretti a vivere in un habitat compromesso: recenti studi condotti dall’Università di Catania da un gruppo di ricercatori guidati dalla prof.ssa Margherita Ferrante, hanno dimostrato che le nanoplastiche causano cecità in alcuni pesci. Il mare è una risorsa vitale per il nostro Paese e proteggerlo significa preservare la nostra salute e quella dei nostri figli”.

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