Uno studio dell’UniMORE indica il possibile effetto neurotossico delle microplastiche e un maggiore rischio di Sla, ma i risultati “dovranno essere confermati da studi più ampi”.
Alti livelli di microplastiche nel sistema nervoso potrebbero aumentare il rischio di Sla, la sclerosi laterale amiotrofica. È quanto emerge dalla ricerca in pubblicazione sulla rivista Brain Communications, in cui sono stati misurati per la prima volta i livelli di micro e nanoplastiche in pazienti affetti dalla malattia neurodegenerativa progressiva e confrontati con quelli di persone sane.
La ricerca condotta dall’Università di Modena e di Reggio Emilia (UniMORE) ha rivelato un’associazione tra le concentrazioni dei frammenti e un maggiore rischio di Sla. I risultati suggeriscono infatti un possibile effetto neurotossico delle particelle di plastica, specialmente quelle più piccole. Ma l’effetto delle nanoplastiche va ancora chiarito, come hanno sottolineato gli autori che ritengono siano necessarie conferme da studi più ampi.
Lo studio, dal titolo “Central Nervous System Concentrations of Nano- and Microplastics and Risk of Amyotrophic Lateral Sclerosis”, ha aperto la pista dei possibili effetti delle microplastiche sulle malattie neurodegenerative determinando – per la prima volta al mondo – i livelli dei microscopici frammenti nel liquor (liquido cefalorachidiano), il fluido che circola nel sistema nervoso centrale, di pazienti con la Sla.
“I risultati suggeriscono come elevati livelli di microplastiche siano associati, al di sopra di un livello ‘soglia’ di esposizione individuato appunto nella ricerca, ad un maggior rischio di SLA, o a causa di un effetto tossico diretto di tali contaminanti o per l’azione di altre sostanze tossiche associate alle microplastiche”, spiega UniMORE.
Inoltre, lo studio caratterizza per la prima volta la relazione tra livelli e dimensioni delle microplastiche nel sangue – per esposizione ambientale o dieta – e presenza dei frammenti nel sistema nervoso.
Microplastiche e possibile neurotossicità, lo studio apre nuove prospettive
La ricerca è frutto della collaborazione tra epidemiologi e neurologi di UniMORE, a cui si è aggiunto il contributo del gruppo di ricerca igienistico dell’Università di Catania coordinato dalle professoresse Margherita Ferrante e Gea Oliveri Conti, titolare di un brevetto europeo per la determinazione di quantità piccolissime di nano e microplastiche, e della professoressa Lauren Wise della Boston University School of Public Health.
“Questa stretta collaborazione tra igienisti-epidemiologi e neurologi del nostro Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze viene da lontano, testimoniando una volta di più l’importanza della ricerca interdisciplinare sul tema delle cause ambientali e della prevenzione nel campo delle malattie neurodegenerative”, ha spiegato il prof. Marco Vinceti, ordinario di Epidemiologia e di Neurologia presso il Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze di UniMORE e primo autore dello studio.
“Se e quanto questi nuovi contaminanti rappresentati da nano- e microplastiche siano responsabili di effetti tossici sul sistema nervoso rimane da accertare in modo conclusivo: i nostri risultati evidenziano però la loro presenza in vivo in ambito cerebrale e suggeriscono una possibile attività neurotossica delle particelle di minori dimensioni”, ha aggiunto Vinceti.
“Questo studio apre una nuova prospettiva sul possibile ruolo delle microplastiche nelle malattie neurodegenerative e dimostra quanto sia fondamentale integrare competenze cliniche, epidemiologiche e di laboratorio per affrontare quesiti scientifici complessi”, ha dichiarato la Prof.ssa Jessica Mandrioli, ordinario di Epidemiologia e di Neurologia presso lo stesso Dipartimento e ultimo autore della pubblicazione.
“Questi risultati, che dovranno essere confermati da studi più ampi, sono stati resi possibili anche grazie all’investimento di UNIMORE nella ricerca traslazionale e alla NeuroBioBanca di Modena, una risorsa strategica che consente di sviluppare studi innovativi sui meccanismi delle malattie neurologiche e di porre le basi per future strategie di prevenzione e cura”, ha concluso Mandrioli.
La presenza delle microplastiche nell’organismo umano è un fenomeno sempre più preoccupante e la ricerca scientifica studia da anni le modalità di esposizione, l’accumulo nei diversi organi e i possibili effetti nocivi. Per quanto riguarda il cervello, l’aumento progressivo della plastica era stato rivelato da uno studio del 2025 pubblicato sulla rivista Nature Medicine. La ricerca aveva evidenziato come, tra il 2016 e il 2024, la presenza di microplastiche nel cervello fosse aumentata del 50%.


