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Rifiuti interrati nell’ex cava, nuovo sequestro da tre milioni

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Il caso dell’ex cava Suarez, nell’area del Parco Metropolitano delle Colline di Napoli e sottoposta a vincolo paesaggistico e ambientale: l’imprenditore che avrebbe dovuto compiere le bonifiche, aveva in realtà interrato rifiuti speciali e pericolosi provenienti da alcune sue aziende. L’uomo aveva patteggiato quattro anni di reclusione (poi commutati in domiciliari condizionati) ma il Tribunale aveva disposto il dissequestro dei suoi beni. La Procura di Napoli, però, ha impugnato quella decisione al Riesame, che ha accolto le richieste del pm.

Nuovo sequestro di beni, per un valore complessivo di circa tre milioni di euro, nei confronti di un imprenditore di Napoli, responsabile dell’interramento illecito di rifiuti nella ex cava Suarez. L’uomo, attivo nei settori dell’edilizia, del movimento terra, della gestione e dello smaltimento dei rifiuti oltre che delle bonifiche ambientali, aveva ottenuto l’appalto per il recupero il ripristino ambientale della cava dismessa, ma avrebbe poi interrato diversi tipi di rifiuti per un volume compreso tra i 146 mila e i 176 mila metri cubi.

Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza, dai Carabinieri del Nucleo operativo ecologico e dalla Polizia Locale di Napoli, andavano avanti da tempo. E già nel giugno del 2024, era scattato l’arresto a carico dell’imprenditore, oltre ad alcuni sequestri preventivi di beni. La ex cava Suarez, situata nel Parco Metropolitano delle Colline di Napoli e sottoposta a vincolo paesaggistico e ambientale, avrebbe dovuto essere ricomposta dal punto di vista morfologico con materiali compatibili.

Non solo non erano scattati i necessari interventi di messa in sicurezza e ripristino ambientali secondo le normative vigenti, ma nella cava dismessa erano stati sversati e interrati materiali da costruzione e demolizione e perfino idrocarburi e metalli pesanti, tutti provenienti dalle aziende di proprietà dell’uomo, con gravissimi rischi per l’ambiente e per la salute dei cittadini. Arpa Campania e Ispra hanno stimato, per la rimozione di appena ottomila metri cubi di rifiuti, un costo di circa tre milioni di euro. L’imprenditore, accusato di inquinamento e disastro ambientale, aveva già patteggiato quattro anni di reclusione, poi convertita in detenzione domiciliare condizionata alle operazioni di ripristino ambientale, al pagamento di una multa e a sanzioni di interdizione per le sue aziende.

Il primo sequestro di beni a carico dell’imprenditore era scattato, su disposizione del giudice per le indagini preliminari di Napoli, già nel giugno 2021. Per l’imprenditore l’arresto era scattato a inizio giugno 2024, ma nel 2025 il Tribunale aveva disposto il dissequestro dei beni sottoposti a vincolo. La Procura, a quel punto, ha impugnato quelle decisioni al Riesame che, accogliendo gli appelli del pubblico ministero, ha disposto nuovamente il sequestro preventivo, per un valore complessivo di tre milioni di euro. Tra i beni sequestrati, anche disponibilità finanziarie, veicoli, quote societarie e terreni nei comuni di Napoli e di Cassino, in provincia di Frosinone.

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