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Traffico illecito transnazionale di rifiuti, 19 indagati di cui 12 in carcere

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Dopo oltre quattro anni di indagini, l’operazione ‘Carbone delle Alpi’ ha portato all’individuazione dei responsabili di un traffico illecito di rifiuti che, dall’Alto Adige, aveva coinvolto persone anche in Svizzera, Austria, Germania, Croazia e Serbia. Le ceneri da piro-gassificazione, invece di essere smaltite e trattate come rifiuti, venivano trasformate in prodotti solo all’apparenza ‘green’. Diversi i vantaggi di tipo economico ottenuti dal gruppo internazionale smascherato dalla Procura di Trento e dai carabinieri del Noe. 

Diciannove persone, di cui dodici portate in carcere, e tre società indagate a vario titolo con le accuse di traffico illecito di rifiuti transnazionale e frode nell’esercizio del commercio. Dopo quattro anni di lunghe e complesse indagini, è stato sgominato un gruppo criminale attivo tra Italia, Austria, Svizzera, Germania, Croazia e Serbia, che avrebbe messo in piedi una vera e propria ‘filiera nera’ delle ceneri da piro-gassificazione, in grado di trasformare un rifiuto ad alto contenuto di idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) e diossine in prodotti di eccellenza ‘green’, come bricchette per barbecue, ammendanti per terreni agricoli e additivi per calcestruzzo, oltre ai vantaggi derivanti dalla negoziazione sul mercato delle quote di CO2.

L’operazione denominata ‘Carbone delle Alpi‘, condotta dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Trento, è avvenuta dopo lunghe indagini portate avanti anche con la collaborazione di Eurojust. Tutto era partito nel 2022, dopo un controllo di routine da parte dei militari dell’Arma a San Candido, in provincia di Bolzano, su un autocarro con targa croata che trasportava ceneri e il cui conducente aveva fornito una documentazione di trasporto del rifiuto che presentava alcune anomalie. Da lì, la Procura di Trento è riuscita a risalire ad un traffico transnazionale di rifuti.

Dodici dei diciannove indagati sono finiti in carcere: sono tre cittadini austriaci, due tedeschi, due croati e cinque altoatesini, tra cui due dirigenti dell’Agenzia Provinciale dell’Ambiente di Bolzano. Le indagini si sono concentrate anche sulle attività di due impianti di teleriscaldamento situati in Alto Adige. Le ceneri, anziché essere smaltite o trattate come rifiuto, venivano reimmesse nel circuito economico attraverso vari usi. Il sistema avrebe garantito a due società italiane, attualmente indagate, un profitto illecito di centinaia di migliaia di euro, derivante dal mancato costo del corretto smaltimento di migliaia di tonnellate di ceneri, dalla loro vendita come prodotto di pregio e dall’ottenimento di quote di CO2 da immettere sul mercato.

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