Salvo poche eccezioni, le scuole italiane non sono climaticamente adatte ad accogliere bambini e ragazzi nel pieno della sesta ondata di calore dell’estate 2026. Se c’è chi chiede di posticipare il rientro nelle aree più calde d’Italia, sta emergendo l’ipotesi di introdurre la didattica a distanza per le prime settimane del nuovo anno scolastico. Alessandro Miani (presidente SIMA): “Soluzione possibile, ma ecco cosa servirebbe davvero per superare la logica dell’emergenza”.
Manca sempre meno alla riapertura delle scuole in Italia, con il rientro degli studenti fissato per il 15 settembre nella maggior parte delle Regioni anche se, come sempre, con un calendario diversificato in base ai territori. Un rientro a scuola che coinciderà con il culmine della sesta ondata di calore di questa estate, e che riaccende il dibattito sul benessere nelle aule e sulla qualità dell’apprendimento. Poche scuole, in Italia, sono infatti dotate di sistemi di climatizzazione e, se va bene, nelle classi l’unico sollievo di solito è la presenza di ventilatori.
Anche per questo, al centro del dibattito c’è la richiesta di posticipare il rientro in classe ma sta anche emergendo l’ipotesi di istituire, nelle prime settimane del nuovo anno scolastico, la didattica a distanza (DAD) in emergenza, come al tempo del Covid. Un’ipotesi, quest’ultima, che appare concreta, specialmente al Sud e nelle grandi aree urbanizzate contraddistinte dalla presenza di isole di calore, e che potrebbe essere percorribile. Se però davvero l’Italia, in un contesto di crisi del clima, vuole fare passi avanti e superare la logica perenne dell’emergenza, occorre fare un vero salto di qualità, come spiega Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale.
“Parlare oggi di scuola significa anche parlare di cambiamento climatico e di come adattare gli ambienti educativi a condizioni che stanno diventando sempre più estreme. Il punto non è semplicemente decidere se posticipare o meno l’apertura delle scuole, dobbiamo prendere atto che il cambiamento climatico sta modificando le condizioni ambientali in cui viviamo, lavoriamo e studiamo, e che anche la scuola deve cominciare ad adattarsi” – ha spiegato Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) – “Le temperature elevate all’interno delle aule non sono solo una questione di comfort. Il caldo eccessivo può incidere sul benessere, sulla capacità di attenzione e sulla qualità dell’apprendimento, con una particolare attenzione ai bambini, agli adolescenti e alle persone più fragili“.
“Allo stesso tempo, posticipare l’inizio delle lezioni significa spostare il problema e rende più difficile garantire il numero di giorni di scuola previsto. Per questo, in condizioni eccezionali, e sulla base di criteri sanitari e climatici precisi, si può anche valutare un ricorso temporaneo alla didattica a distanza o alla didattica digitale integrata. Non come ritorno generalizzato alla DAD, certamente, non come sostituzione della scuola in presenza (che rimane fondamentale anche per la socialità e per il benessere psicologico dei ragazzi), ma come strumento di emergenza, circoscritto nel tempo e nei territori realmente interessati, può consentire di tutelare la salute senza interrompere completamente l’attività didattica” – ha aggiunto il presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale – “A questo si aggiunge, in alcune aree, il tema della West Nile. È importante però evitare allarmismi: non è una malattia che si trasmette da persona a persona, il rischio è legato principalmente alle zanzare che sono vettori del virus e deve quindi essere valutato sulla base della sorveglianza epidemiologica ed entomologica, intervenendo con la prevenzione e il controllo del territorio“.
“La vera questione è però un’altra. Non possiamo affrontare ogni estate come se fosse una emergenza imprevedibile. Dobbiamo rendere le scuole climaticamente resilienti, con schermature solari, ventilazione efficace, raffrescamento dove necessario, verde e ombreggiamento degli spazi esterni, monitoraggio delle condizioni microclimatiche e una migliore qualità degli ambienti indoor” – ha concluso Alessandro Miani – “La didattica a distanza può essere, quando serve, una soluzione temporanea. La soluzione strutturale è invece avere scuole capaci di proteggere la salute e di garantire condizioni adeguate di apprendimento anche nel clima che sta cambiando“.


