Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto arriva a Ulaanbaatar come opera permanente che unisce arte contemporanea, cultura mongola e rigenerazione ambientale, in occasione della COP17.
Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto continua a trovare nuove forme e nuovi luoghi in cui prendere vita.
A Ulaanbaatar, in Mongolia, in occasione della diciassettesima sessione della Conferenza delle Parti (COP 17) della Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta alla Desertificazione (UNCCD) in programma fino al 28 agosto, è stata inaugurata la nuova installazione permanente del fondatore di Cittadellarte.
Il progetto è stato realizzato su iniziativa dell’Ambasciata d’Italia in Mongolia, in collaborazione con il Ministero della Cultura, Sport, Turismo e Gioventù della Mongolia e Fondazione Pistoletto Cittadellarte, con la curatela di Francesco Stocchi e il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino, del Museo Nazionale Chinggis Khaan, di MIAT Mongolian Airlines e del National Garden Park di Ulaanbaatar.
Il Terzo Paradiso entra inoltre in relazione con Narrow Path di Battogtokh Turbat, artista mongolo la cui ricerca è profondamente legata alla cultura nomade e al rapporto tra uomo e natura. Ferro e ossa, materiali ricorrenti nel lavoro dell’artista, incontrano il segno di Pistoletto e costruiscono uno spazio comune nel quale due linguaggi e due tradizioni differenti non vengono sovrapposti ma messi in dialogo.
“Abbiamo pensato a un’opera che non dovesse semplicemente essere collocata in Mongolia, ma nascere dal confronto con ciò che rende questo luogo e la sua cultura unici e trovato nel Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto un linguaggio capace di farlo. L’incontro con Battogtokh Turbat permette al segno universale di Pistoletto di misurarsi con materiali, tradizioni e sensibilità profondamente radicati nella cultura nomade mongola. È proprio nello scambio tra differenze, anziché nella loro cancellazione, che un’opera può acquisire un nuovo significato e diventare realmente parte del luogo che la accoglie”, spiega il curatore Francesco Stocchi.
È in questo scambio che il progetto assume anche il significato di un atto di Pace Preventiva: una pace che, nella visione di Cittadellarte, si costruisce prima del conflitto attraverso la cultura, la relazione, la responsabilità e la capacità di riconoscere nelle differenze un’occasione di collaborazione. Un significato che trova una particolare risonanza proprio nel contesto della COP17.
Un’opera che cresce nel tempo
A Ulaanbaatar il segno del Terzo Paradiso ha preso forma attraverso la piantumazione di olivelli spinosi, una specie autoctona capace di contribuire al contrasto della desertificazione. Non si tratta dunque di un’opera semplicemente collocata in un luogo, ma di un intervento che cresce insieme ad esso: gli alberi costituiscono l’opera stessa e, crescendo, ne modificheranno progressivamente la forma e la percezione.
Il progetto si inserisce inoltre nel Billion Trees Movement, iniziativa nazionale mongola che punta alla piantumazione di un miliardo di alberi entro il 2030.
È proprio nella sua dimensione viva e processuale che il simbolo trinamico trova uno dei suoi significati più forti. Infatti, da questo momento comincia una nuova fase, affidata alla crescita degli alberi e alla cura delle persone che se ne prenderanno cura. Saranno proprio i giardinieri del National Garden Park di Ulaanbaatar a seguire nel tempo gli alberelli, rendendo concreta quella continuità tra culture e territori da cui il progetto ha avuto origine.
“Quest’opera parla dell’armonia tra i popoli, ma anche della responsabilità che condividiamo verso il pianeta. È un’opera viva, in continuo divenire: per crescere ha bisogno del tempo, ma soprattutto della nostra cura. Come la pace e come la natura, non può essere data per scontata: dipende dall’impegno quotidiano di ciascuno di noi”, sottolinea Francesco Saverio Teruzzi, referente del progetto per Cittadellarte.
L’opera è destinata a rimanere in Mongolia e a diventare così anche un segno permanente del rapporto tra i due Paesi.
Il simbolo del Terzo Paradiso
Michelangelo Pistoletto ha raccontato la creazione del Terzo Paradiso, in occasione del convegno di TeleAmbiente “Disagi minorili, educare dalla culla al banco”.
“Il simbolo del Terzo Paradiso è la formula della creazione. La sua formula mette tutti gli elementi che esistono nei due cerchi esterni, permettendo a quello interno, che è sempre vuoto, di produrre qualcosa che prima non esisteva. È il luogo della relazione, dell’incontro, della creazione. Il Terzo Paradiso è, quindi, un simbolo che raccoglie tutta la fenomenologia simbolica in qualcosa di scientificamente provato e reale, quindi veritiero”, afferma il Maestro.
“Il Terzo Paradiso è il terzo stadio, quello in cui l’uomo riesce a mettere in perfetto equilibrio natura ed artificio, il primo e il secondo paradiso. È la terza fase dell’umanità. Tutto questo lo dobbiamo insegnare ai giovani ma dobbiamo prima impararlo noi”, ha concluso Pistoletto.


