Nei giorni scorsi è diventato virale lo scandalo della polo dei Vigili del Fuoco che si strappa in acqua. Ma la questione in merito alle uniformi dei Vigili del Fuoco e alla sicurezza sul lavoro non è  nuova, come la presenza di sostanze nocive come i PFAS proprio nei DPI dei Vigili del Fuoco. 

Vigili del Fuoco, dal caso della polo che si strappa in acqua al precedente dei PFAS nelle divise

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Nei giorni scorsi è diventato virale lo scandalo della polo dei Vigili del Fuoco che si strappa in acqua. Ma la questione in merito alle uniformi dei Vigili del Fuoco e alla sicurezza sul lavoro non è  nuova, come la presenza di sostanze nocive come i PFAS proprio nei DPI dei Vigili del Fuoco. 

La nuova maglietta dei Vigili del Fuoco, una polo d’ordinanza fornita a tutto il Corpo nazionale che si strappa a contatto con l’acqua. In questi giorni è diventato virale il video denuncia di Costantino Saporito, vigile del fuoco e sindacalista dell’Uilpa.

 

Un vero e proprio paradosso, se si pensa alla professione dei pompieri che quotidianamente hanno a che fare proprio con acqua e fuoco.

Dopo la diffusione del video il Dipartimento dei Vigili del fuoco ci ha tenuto a precisare che “la situazione è stata già accertata nei primi giorni di luglio e che la Direzione centrale per le Risorse logistiche ha proceduto all’immediata sostituzione di circa 300 capi difettosi. Il provvedimento è stato preso a seguito della segnalazione da parte della Direzione regionale per il Friuli Venezia Giulia, mentre analogo provvedimento è stato adottato per la sostituzione di altre polo difettose segnalate successivamente, un numero esiguo rispetto a un totale di 120.000 capi che costituiscono la fornitura a seguito della gara d’appalto europea bandita il 21 luglio 2022″.

Quindi, le divise sono state ritirate dalla distribuzione e sostituite. Ma un’analisi molto interessante è stata evidenziata da Mattia Berveglieri, l’influencer che analizza le etichette dei vestiti e denuncia il fast fashion, CEO del brand di moda, NUMB.

“Vi ricordo che le polo dei Vigili del Fuoco le paghiamo noi di tasca nostra. Quindi sono andato a spulciare la Gazzetta Ufficiale. Questo bando milionario viene pubblicato nel luglio 2022 sulla Gazzetta Ufficiale, quinta serie speciale del bando numero 88. Il Ministero degli Interni mette in bando la fornitura di 120.000 polo ignifughe destinate al Corpo dei Vigili del Fuoco. Valore stimato dell’appalto: 5.400.000 euro, IVA esclusa. Ma sapete cos’è la cosa più strana? Che nell’avviso di aggiudicazione, sapete quanti hanno partecipato a questo bando milionario? Una sola azienda. Quindi prendiamo questa cifra, la dividiamo per 120.000 polo, qual è il risultato? 42,65 per delle polo made in, credo, Cina, ma verificherò. C’è bisogno che vi spieghi? Con 42 euro sapete che super polo si fa?“.

 

 

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E aggiunge: “Questa polo non è la polo di rappresentanza, è un DPI, un dispositivo protezione individuale. Naturalmente io non ho le prove per dire che questo appalto non sia regolare, come non ho le prove per dire che tutte le 120.000 polo abbiano questo problema. Però ragazzi, sai com’è, abbiamo questo savoir-faire italiano a volte che ci fa pensare male. Soprattutto penso male perché i soldi sono miei, sono tuoi, paghiamo ai I nostri vigili del fuoco, polo da 42 euro, e succede questo”.

PFAS nelle giacche e nel sangue dei Vigili Del Fuoco

In ogni caso la questione in merito alle divise dei Vigili del Fuoco e alla sicurezza sul lavoro non è del tutto nuova.

Con il sindacato USB Vigili del Fuoco Greenpeace Italia ha realizzato un monitoraggio indipendente sui livelli di PFAS, i cosiddetti inquinanti eterni, presenti nei loro dispositivi di protezione individuale e nel sangue di Vigili del Fuoco di diversi comandi.

L’analisi ha dipinto un quadro poco rassicurante circa l’esposizione sanitaria della categoria a questi pericolosi inquinanti. “I dati che sono emersi sono allarmanti secondo il mio punto di vista, perché sul sangue tutti i campioni sono risultati sopra una soglia minima che fa in modo che scatti un monitoraggio. – ha spiegato a TeleAmbiente Enrico Marchetto, vigile Coordinatore del Comando di Padova e delegato sindacale USB –  “I colleghi dovranno essere monitorati nel tempo per vedere l’accumulo di queste sostanze sul sangue. Ci aspettiamo una presa di coscienza da parte dell’amministrazione speriamo e che la politica ci dia una mano, perché essendo una categoria esposta dobbiamo avere assolutamente questo riconoscimento.”

“La cosa più preoccupante è che le divise, sia nuove che vecchie analizzate, contengono queste sostanze in concentrazioni particolarmente elevate e con molecole di vecchia generazione. Questo è un dato in contraddizione con quanto è disponibile pubblicamente rispetto alla presenza di queste sostanze in questi dispositivi secondo i dati ufficiali del Ministero”, ha dichiarato Giuseppe Ungherese, al tempo dell’indagine responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

“Insieme a USB chiediamo che i vigili del fuoco vengano tutelati da queste sostanze perché si trovano a essere doppiamente esposti. Da un lato come tutta la popolazione generale si trovano a entrare in contatto con queste sostanze attraverso acqua, aria, alimenti, ma si trovano a essere esposti a queste molecole anche attraverso la loro occupazione quotidiana. È una categoria che va protetta e tutelata perché sono un fiore all’occhiello per il sistema Paese”, conclude Ungherese.

 

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