"Abbiamo fatto una denuncia in tempi non sospetti sulla qualità dei nostri DPI scadenti o addirittura con sostanze cancerogene, e siamo stati sanzionati. Qualcuno dei dirigenti che hanno firmato questo appalto verrà invece sanzionato o addirittura magari perderà il posto?", Carmelo Petiti, USB Vigili del Fuoco.

Vigili del Fuoco, polo che si sciolgono in acqua e PFAS nelle divise

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“Abbiamo fatto una denuncia in tempi non sospetti sui nostri DPI, scadenti o addirittura con sostanze cancerogene, e siamo stati sanzionati. Qualcuno dei dirigenti che hanno firmato questo appalto verrà invece sanzionato o addirittura magari perderà il posto?”, Carmelo Petiti, USB Vigili del Fuoco.

Dopo il clamore mediatico scaturito con la diffusione di un video in cui viene mostrato come una polo d’ordinanza, fornita a tutto il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, si strappa a contatto con l’acqua, si riaccendono i riflettori sulla sicurezza sul lavoro e sulle problematiche legate ai DPI (Dispositivi di Protezione Individuale).

In seguito alla diffusione del video il Dipartimento dei Vigili del fuoco ci ha tenuto a precisare che “la situazione è stata già accertata nei primi giorni di luglio e che la Direzione centrale per le Risorse logistiche ha proceduto all’immediata sostituzione di circa 300 capi difettosi su un totale di 120.000 capi”.

“Anche io ho utilizzato questa polo tempo fa ed è capitato anche a me che si strappasse. E durante il lavaggio poi, è diventata molto rigida, come di cartapesta. Ora, se parliamo di 300 polo su 120.0000 e io ne ho una, sono davvero stato così sfortunato? – spiega a TeleAmbiente Carmelo Petiti  del Coordinamento Nazionale USB Vigili del Fuoco –  Negli ultimi giorni anche nel mio comando, ovvero il comando di Brindisi, e in tutta la regione Puglia, è venuto fuori che tutti i Vigili del Fuoco che hanno delle polo difettate devono fare la segnalazione. Quindi, vuol dire che il Dipartimento attualmente non ha minimamente idea di quante polo siano difettate”.

E aggiunge: “Abbiamo fatto una denuncia in tempi non sospetti sulla qualità dei nostri DPI. Quello che ci è dispiaciuto come USB, è stato il fatto di essere stati sanzionati per aver denunciato in prima battuta che i DPI erano scadenti o addirittura con sostanze cancerogene. E adesso quello che ci chiediamo è se qualcuno dei dirigenti che hanno firmato questo appalto verrà sanzionato o addirittura magari perderà il posto”.

Un anno fa un’inchiesta di Greenpeace con il sindacato USB Vigili del Fuoco evidenziò la presenza di sostanze nocive come i PFAS nelle uniformi e nel sangue di Vigili del Fuoco di diversi comandi.

“Noi addirittura pensiamo che questo tipo di polo sia stata sviluppata proprio in base alle nostre denunce, nel senso che probabilmente avranno richiesto alle aziende di eliminare i PFAS anche magari dalle polo.  – afferma Carmelo Petiti – Questa è una congettura, qualcosa che pensiamo noi all’interno di USB. Siamo stati gli unici a fare uno studio indipendente con l’Università di Pavia e Greenpeace. Quindi, eliminando i PFAS il risultato è questo. Ma la cosa ancora più preoccupante di queste polo è che noi le abbiamo messe a mollo per mezz’ora nell’acqua fredda senza stringerle e tirate fuori hanno rilasciato delle sostanze grigiastre. Non sappiamo cosa siano, non sappiamo di cosa sono composte e se le sono beccate i nostri colleghi, come anche io, le abbiamo indossate e ci abbiamo sudato addosso”.

E conclude: “Non abbiamo la necessità di indossare un DPI di seconda categoria come polo, perché fondamentalmente sugli interventi non ci andiamo con le polo, noi andiamo con le giacche, che sono già un DPI di terza categoria. Non ha alcun senso fare delle polo che siano dei DPI di seconda categoria con qualcosa dentro che non sappiamo cosa possa essere e se ci possa fare male, quando sotto ai DPI di terza categoria che già indossiamo, inquinati da PFAS, possiamo indossare magari dei tessuti di cotone che comunque sappiamo che hanno sicuramente una buona resistenza, ma soprattutto che non sono cancerogeni”.

PFAS nelle giacche e nel sangue dei Vigili Del Fuoco: l’inchiesta

Nell’inchiesta del sindacato USB Vigili del Fuoco insieme a Greenpeace Italia sui livelli di PFAS nei  dispositivi di protezione individuale e nel sangue di Vigili del Fuoco di diversi comandi, ha dipinto un quadro poco rassicurante.

“I dati che sono emersi sono allarmanti secondo il mio punto di vista, perché sul sangue tutti i campioni sono risultati sopra una soglia minima che fa in modo che scatti un monitoraggio. – ha spiegato a TeleAmbiente Enrico Marchetto, vigile Coordinatore del Comando di Padova e delegato sindacale USB – I colleghi dovranno essere monitorati nel tempo per vedere l’accumulo di queste sostanze sul sangue. Ci aspettiamo una presa di coscienza da parte dell’amministrazione speriamo e che la politica ci dia una mano, perché essendo una categoria esposta dobbiamo avere assolutamente questo riconoscimento.

“La cosa più preoccupante è che le divise, sia nuove che vecchie analizzate, contengono queste sostanze in concentrazioni particolarmente elevate e con molecole di vecchia generazione. Questo è un dato in contraddizione con quanto è disponibile pubblicamente rispetto alla presenza di queste sostanze in questi dispositivi secondo i dati ufficiali del Ministero”, ha dichiarato Giuseppe Ungherese, al tempo dell’indagine responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

“Insieme a USB chiediamo che i vigili del fuoco vengano tutelati da queste sostanze perché si trovano a essere doppiamente esposti. Da un lato come tutta la popolazione generale si trovano a entrare in contatto con queste sostanze attraverso acqua, aria, alimenti, ma si trovano a essere esposti a queste molecole anche attraverso la loro occupazione quotidiana. È una categoria che va protetta e tutelata perché sono un fiore all’occhiello per il sistema Paese”, conclude Ungherese.

 

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