Idrogeno, smart working, zone umide, biodiversità – Tg Ambiente

Tabella dei Contenuti

In questo numero del Tg Ambiente, realizzato in collaborazione con Italpress: 1) Idrogeno, l’Ue finanzia 9 impianti strategici; 2) Smart working, emissioni di CO₂ ridotte fino al 75%; 3) Zone umide a rischio, il WWF lancia l’allarme sulla biodiversità; 4) “Pagine d’aMare”, a Pisa la cerimonia di premiazione

In questo numero del Tg Ambiente, realizzato in collaborazione con Italpress:

1) Idrogeno, l’Ue finanzia 9 impianti strategici: L’Europa spinge sulla transizione energetica e investe nella produzione di idrogeno, destinando 1,09 miliardi di euro a nove iniziative selezionate attraverso la terza asta della European Hydrogen Bank. I nuovi impianti saranno realizzati in sette Paesi europei e dovranno produrre più di 1,3 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile nei primi dieci anni di attività, con una riduzione stimata di circa 9 milioni di tonnellate di CO2. La Commissione europea ha comunicato l’assegnazione delle risorse, finanziate tramite l’Innovation Fund sostenuto dal sistema ETS. L’iniziativa mira a incentivare la crescita dell’idrogeno rinnovabile e low carbon nei comparti industriali più energivori, soprattutto trasporti e industria chimica. L’obiettivo di Bruxelles è aumentare l’indipendenza energetica dell’Unione e rafforzare la competitività del sistema industriale europeo. Secondo le stime della Commissione, gli impianti genereranno oltre 1,3 milioni di tonnellate di idrogeno nel primo decennio di operatività. I fondi europei serviranno a compensare il divario tra i costi di produzione dell’idrogeno e il suo valore di mercato.

2) Smart working, emissioni di CO₂ ridotte fino al 75%: Lo smart working può ridurre le emissioni di anidride carbonica fino al 75 per cento. A confermarlo è uno studio realizzato dalla Banca d’Italia insieme all’ENEA, che ha analizzato nel 2024 l’impatto ambientale degli spostamenti casa-lavoro e dei consumi domestici di oltre 4.200 dipendenti. L’indagine mette a confronto una giornata trascorsa in ufficio con una in lavoro da remoto. Il risultato è netto: lavorare da casa produce in media appena 1,1 chilogrammi di CO2 equivalente al giorno, contro i 4,1 chili generati da una giornata in presenza. Un taglio significativo delle emissioni dovuto soprattutto alla riduzione del pendolarismo. Secondo lo studio, il principale impatto energetico del lavoro da casa riguarda il riscaldamento degli ambienti, che pesa per il 63 per cento dei consumi aggiuntivi domestici, seguito dal raffrescamento estivo e dall’uso di computer e illuminazione. I dati mostrano anche quanto incidano gli spostamenti quotidiani: la distanza media casa-lavoro supera i 22 chilometri, percorsi in circa 42 minuti. Treno e automobile privata restano i mezzi più utilizzati, mentre il 70 per cento delle auto impiegate è ancora alimentato a benzina o diesel. Ma lo smart working non cambia solo l’impatto ambientale. Per molti lavoratori modifica anche lo stile di vita: il 12 per cento degli intervistati ha valutato l’idea di trasferirsi grazie alla maggiore flessibilità del lavoro ibrido, alla ricerca di una qualità della vita migliore. Secondo Banca d’Italia ed ENEA, il modello ibrido può diventare uno strumento concreto per aiutare aziende e istituzioni a ridurre emissioni, consumi energetici e costi ambientali.

3) Zone umide a rischio, il WWF lancia l’allarme sulla biodiversità: Lagune, paludi e stagni sono tra gli ecosistemi più preziosi del Pianeta, ma anche tra i più minacciati. In Italia, tre zone umide su quattro sono già scomparse e quasi il 40% di quelle rimaste è in uno stato di conservazione considerato inadeguato. A lanciare l’allarme è il WWF, che con la Primavera delle Oasi riapre al pubblico oltre cento aree protette in tutta Italia. Le zone umide svolgono un ruolo fondamentale: assorbono l’acqua durante le piogge intense, riducono il rischio di alluvioni, contrastano la siccità e aiutano a mitigare il cambiamento climatico grazie alla capacità di immagazzinare carbonio. Ma la loro scomparsa sta accelerando anche la perdita di biodiversità, mettendo a rischio anfibi, pesci d’acqua dolce e milioni di uccelli migratori. Dal Lago di Burano in Toscana, prima Oasi WWF nata sessant’anni fa, fino alle aree protette della Sicilia e della Pianura Padana, il WWF porta avanti progetti di ripristino ambientale e tutela di specie simbolo come la testuggine palustre europea, il pelobate fosco e la rana di Lataste. Oggi il sistema delle Oasi WWF comprende oltre cento aree protette, 78 delle quali ospitano zone umide di importanza internazionale. Un patrimonio naturale fondamentale non solo per l’ambiente, ma anche per la sicurezza e il futuro delle comunità locali.

4) “Pagine d’aMare”, a Pisa la cerimonia di premiazione

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