Ben 19 le “Bandiere Verdi 2026” assegnate da Legambiente a testimonianza dell’impegno di associazioni, cittadini, comuni, cooperative ed enti universitari per garantire un futuro alla montagna.
Sulle Alpi cresce l’attenzione per la biodiversità, l’innovazione e la sostenibilità. A confermarlo è Legambiente dopo lo svelamento delle “Bandiere Verdi 2026” all’Urban Center di Rovereto, nella Provincia Autonoma di Trento, in Trentino-Alto Adige. Ben 19 i vessilli green assegnati, in linea con il trend del 2025, a testimonianza dell’impegno di associazioni, cittadini, comuni, cooperative ed enti universitari per garantire un futuro alla montagna sempre più minacciata dalla crisi climatica.
Re d’alta quota è il Friuli-Venezia Giulia con cinque “Bandiere Verdi”. Seguono il Trentino-Alto Adige con quattro “Bandiere Verdi”, il Piemonte e la Lombardia con tre “Bandiere Verdi”, e la Valle d’Aosta e il Veneto con due “Bandiere Verdi”.
Cinque le categorie scelte da Legambiente per la premiazione in occasione del X° Summit Nazionale delle Bandiere Verdi: “Comunità e rigenerazione dei territori”, “Conoscenza e ricerca”, “Cura dell’acqua e degli ecosistemi”, “Economie e filiere locali” e “Turismo e abitare”.
“Le “Bandiere Verdi 2026” raccontano il grande fermento e la voglia di fare di tante realtà montane. Queste aree, però, devono essere sostenute e incoraggiate, anziché essere lasciate sole. Servono, dunque, più politiche mirate e più investimenti per ridurre la vulnerabilità dei territori. Occorrono, inoltre, sostegni alle comunità e ai giovani desiderosi di tornare a vivere nei piccoli centri montani, così da contribuire al loro valore comunitario, sociale, culturale, ambientale ed economico“, dichiara la Vicepresidente di Legambiente, Vanessa Pallucchi.
Tra le realtà premiate più virtuose, la cooperativa femminile artigianale “Les Tisserands” impegnata da oltre 55 anni a Valgrisenche, in provincia di Aosta, in Valle D’Aosta, nella valorizzazione della lana ricavata dalla pecora Rosset.
Fondamentale, però, soprattutto in questo periodo storico, continuare a salvaguardare la montagna tanto imponente quanto fragile. Anche perché, ed è bene ricordarlo, accanto alle 19 “Bandiere Verdi 2026” sventolano anche 7 “Bandiere Nere 2026” a conferma dello sfruttamento di alcune vette.


