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Ponte sullo Stretto, ok condizionato: mancano i test

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Il Ponte sullo Stretto di Messina ha ricevuto il via libera da parte del Consiglio Superiore dei Lavori pubblici, ma si tratta di un ok condizionato da ben 361 prescrizioni e 77 raccomandazioni. E molte di queste, sono tutto fuorché trascurabili, perché da esse dipende la stabilità dell’intera opera.

Per i sostenitori del Ponte sullo Stretto, l’ok da parte del Consiglio Superiore dei Lavori pubblici è la prova definitiva della bontà del progetto. Tuttavia, l’approvazione è condizionata da ben 361 prescrizioni e 77 raccomandazioni, e alcune di queste sono tutto fuorché trascurabili, perché interessano componenti indispensabili per l’infrastruttura.

Un caso molto particolare, come rivelato da Cesare Treccarichi per Today.it, riguarda le due coppie di cavi a cui sarà ancorato il Ponte. Ognuno di essi avrà un diametro di 1,26 metri, una lunghezza di oltre 5,3 km tra i due ancoraggi e un peso di oltre 40 tonnellate. Si tratta di una innovazione tecnologica assolutamente inedita, ma anche mai testata prima. E mancherebbe, allo stato attuale, anche un macchinario così grande da poter testare la tenuta di quei cavi, assolutamente anomali per dimensioni, peso e caratteristiche di progettazione.

Non si tratta però di un problema marginale: quei cavi, che non sono sostituibili e come il Ponte stesso devono avere una durata di vita prevista di 200 anni, sono essenziali per la stabilità di tutta l’infrastruttura. E devono garantirla anche di fronte a sollecitazioni di ogni genere, come venti, carichi, fulmini, incendi, terremoti e sabotaggi. Il Consiglio Superiore dei Lavori pubblici, nella corrispondenza con la Società Stretto di Messina, ha rilevato proprio che nel progetto mancava un controllo indipendente e che il consulente delle verifiche aveva dato per scontato che quel problema potesse essere risolto o bypassato.

Ciò che preoccupa maggiormente è il cosiddetto ‘galoppo’, fenomeno per cui il vento può far oscillare in modo crescente i cavi minando la stessa stabilità del Ponte. Per il Consiglio Superiore dei Lavori pubblici, le uniche soluzioni sarebbero quella di alleggerire i cavi, modificandone la progettazione, o di posizionare tra le due coppie una griglia porosa, ma mancano dimostrazioni di una reale efficacia. Manca quindi un progetto alternativo di fronte a problemi assolutamente critici, senza considerare poi i timori per possibili lesioni causate dal microsfregamento tra le decine di migliaia di fili di zinco contenute all’interno di ogni cavo.

Una delle società responsabili della progettazione ha illustrato una possibile alternativa: nuove selle, dove far scorrere i cavi, che impedirebbero il microsfregamento e l’usura, eliminando il rischio. Questo, però, per il Consiglio Superiore dei Lavori pubblici è tutto da dimostrare. Mancano test specifici sull’efficacia delle componenti del Ponte anche di fronte a fattori rilevanti come i depositi salini in fase di costruzione e l’umidità.

Altri dubbi, in assenza di test rigorosi anche in scala ridotta, sono stati espressi dai Vigili del fuoco sulla resistenza del Ponte al calore degli incendi. Senza il rispetto delle prescrizioni del Consiglio Superiore dei Lavori pubblici, non sarebbe possibile passare alla seconda fase del progetto esecutivo. E resta da capire se nuovi test ed eventuali modifiche potranno influire sull’aumento di tempi e costi, considerando che secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il Ponte dovrebbe essere inaugurato nel 2034 e costerà allo Stato 13,5 miliardi di euro.

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