È un 25 aprile a forte rischio scontri quello che si festeggia oggi. Come ogni anno, dal 1949, il 25 aprile si celebra la festa della Liberazione dal nazifascismo.
La data è stata scelta in ricordo del 25 aprile del 1945 quando i nazifastisti abbandonarono Milano e Torino grazie alla pressione delle brigate partigiane e della ribellione popolare.
E come ogni anno, da molti anni, in questa data si scontrano i movimenti che sostengono la liberazione della Palestina come lotta partigiana affine a quella italiana e coloro che sostengono il diritto all’esistenza di Israele. Quest’anno la guerra in corso in Palestina ha reso incandescente il clima tanto nelle università quanto nelle piazze.
In tutta Italia si terranno per tutto il giorno manifestazioni dei movimenti che sostengono la liberazione della Palestina separate dalle manifestazioni dei gruppi che sostengono Israele. A Milano e Roma le manifestazioni più importanti.
In mattinata il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è recato presso l’Altare della Patria per la consueta cerimonia commemorativa in compagnia della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e dei presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana.
Mattarella si è poi recato a Civitella Val di Chiana per commemorare le vittime dell’eccidio nazista del 29 giugno 1944. Lì il Presidente della Repubblica ha pronunciato un discorso sul valore del 25 aprile e dell’antifascismo: “Il 25 aprile è, per l’Italia, una ricorrenza fondante: la festa della pace, della libertà ritrovata, e del ritorno nel novero delle nazioni democratiche. Quella pace e quella libertà, che – trovando radici nella resistenza di un popolo contro la barbarie nazifascista – hanno prodotto la Costituzione repubblicana, in cui tutti possono riconoscersi, e che rappresenta garanzia di democrazia e di giustizia, di saldo diniego di ogni forma o principio di autoritarismo o di totalitarismo.
Aggiungo – utilizzando parole pronunciate da Aldo Moro nel 1975 – che “intorno all’antifascismo è possibile e doverosa l’unità popolare, senza compromettere d’altra parte la varietà e la ricchezza della comunità nazionale, il pluralismo sociale e politico, la libera e mutevole articolazione delle maggioranze e delle minoranze nel gioco democratico”.
A differenza dei loro nemici, imbevuti del culto macabro della morte e della guerra, i patrioti della Resistenza fecero uso delle armi perché un giorno queste tacessero e il mondo fosse finalmente contrassegnato dalla pace, dalla libertà, dalla giustizia.
Oggi, in un tempo di grande preoccupazione, segnato, in Europa e ai suoi confini, da aggressioni, guerre e violenze, confidiamo, costantemente e convintamente, in quella speranza.
E per questo va ripetuto:
Viva la Liberazione, viva la libertà, viva la Repubblica!”
A Roma Già la mattina a Porta San Paolo, alle 8:30, si sono registrati scontri tra la Brigata ebraica che ha deposto una corona di alloro e i movimenti studenteschi filopalestinesi in presidio.
Alle 10:00 è partito il corteo dell’Anpi, da largo Bompiani è arrivato a Porta San Paolo, luogo simbolo della resistenza cittadina ai nazisti. Proprio a Porta San Paolo i partigiani tentarono di fermare l’ingresso dei nazisti in una Roma dichiarata città aperta. Anche qui si sono verificati momenti di tensione tra i diversi manifestanti.


