2mila videocamere di sorveglianza hackerate per rubare registrazioni avvenute dentro a case privare, centri estetici e studi medici. Almeno 150 video sono stati rubati in Italia.
A Treviso una società per la cybersecurity, la Yarix, ha denunciato alla Polizia Postale l’esistenza di un portale accessibile a tutti. I video provengono da tutto il mondo e sono categorizzati per stanze, luogo e persone filmate. Alcuni video più popolari hanno raggiunto le 20mila visualizzazioni.
Dopo avere visionato un’anteprima del contenuto del video le persone interessate potevano acquistare il filmato o l’accesso alla videocamera attraverso un bot su Telegram.
Le telecamere di videosorveglianza domestica, installate per scongiurare i furti, si trasformano facilmente in una finestra sulla vita di chi si trova nell’abitazione se hakerate, per questo si suggerisce a chi le installa di non posizionarle mai nelle stanze da letto o nei bagni. Il caso di furto di un video con contenuto sessuale che ritrae il conduttore televisivo Stefano De Martino con la sua compagna, Caroline Tronelli, ha messo in evidenza la facilità con cui queste telecamere possono essere hackerate e il contenuto può essere trafugato e diffuso.
“Dobbiamo essere davvero grati agli informatici dell’azienda trevigiana Yarix, specializzata in cybersecurity, per aver scovato un sito che vende video e dirette rubate da oltre 2mila telecamere hackerate, ma allo stesso tempo non posso non essere preoccupato dall’avanzare del cybercrimine, che riesce a ‘bucare’ i dispositivi, installati nelle case e nei luoghi di lavoro, che dovrebbero invece renderci più sicuri”. Lo dichiara il consigliere regionale di Fratelli d’Italia e segretario della Sesta commissione consiliare Tommaso Razzolini che spiega:
“La piattaforma scoperta dall’azienda trevigiana e segnalata alla Polizia Postale del Veneto raccoglie oltre 2.000 videocamere hackerate in diversi Paesi del mondo, mentre sarebbero 150 i video provenienti dall’Italia. Si tratta, in tutti questi casi, di dispositivi che riprendono non solo abitazioni private, ma anche luoghi di lavoro come studi medici e centri benessere, telecamere che sono praticamente aperte a tutti, ovviamente su pagamento. Oltre ai problemi legati alla privacy, questa nuova formula del cybercrimine deve spingerci a una riflessione approfondita sulle nuove tecnologie: non basta avere una telecamera nel luogo di lavoro o a casa per sentirsi al sicuro, sono necessarie competenze sempre più avanzate e strumenti di protezione adeguati”.
Razzolini (FdI): “Scoperte telecamere hackerate finite online grazie alla segnalazione dell’azienda trevigiana Yarix e alle attività in corso da parte della Polizia Postale del Veneto” #cybersecurityhttps://t.co/qITzC40HsW pic.twitter.com/W9EB6rPwii
— CR Veneto (@Consiglioveneto) September 4, 2025
Tutto ciò avviene quando a Roma si va verso una maxi inchiesta sui siti sessisti che diffondevano foto e video di donne, senza consenso, allo scopo di commentarli e scambiarli con altro materiale rubato a vittime ignare.
La procura di Roma sembra intenzionata a unire le inchieste sul sito Phica e sulla pagina Facebook denominata “mia moglie” che accoglieva foto rubate di mogli, fidanzate o anche donne sconosciute sempre allo scopo di consentire commenti volgari e denigratori. le indagini sono coordinate dal procuratore Giuseppe Cascini,
In entrambi i casi le ipotesi di reato sono il revenge porn, la diffamazione aggravata e la divulgazione di immagini a contenuto sessuale, oltre all’estorsione nel caso di Phica.


