Antonio Piersanti (ricercatore ENEA): “Primi risultati, non definitivi, ma in un panorama scientifico che studia poco i biocombustibili per l’aviotrazione”.
La ricerca sui biocarburanti per l’aviazione è solo ad una prima fase, ma emergono già risultati interessanti. Lo conferma una ricerca dell’ENEA, in collaborazione con l’Aeronautica Militare, il Cnr e il MaSe. Utilizzando miscele di carburanti, contenenti il 13% e il 17% di biocombustibili di origine vegetale, ed un modello in vitro di cellule bronchiali, è stato possibile stimare la riduzione degli inquinanti e l’impatto sulla salute dell’utilizzo come carburante per aerei.
Se da un lato, con i biocombustibili, c’è stata una significativa riduzione di CO2 (legata alla produzione stessa del carburante), dall’altro si registra un aumento del biossido di azoto e di nanoparticelle. Ma si tratta comunque di un primo risultato di una ricerca ancora in fase preliminare. “I biocombustibili si ottengono a partire da alcune piante, come la colza, e vengono utilizzati in miscele con carburante fossile. A livello di bilancio complessivo, qualsiasi biocombustibile ha un impatto positivo sulle emissioni di CO2” – spiega Antonio Piersanti, ricercatore ENEA – “Per quanto riguarda gli inquinanti atmosferici, nelle miscele con biocombustibili si sono ridotti, ma abbiamo rilevato aumenti per altri composti come il biossido di azoto e il particolato ultrafine“.
“Non si può dire che utilizzare biocombustibile per gli aerei ha un effetto del tutto positivo sugli inquinanti, perché ne riduce alcuni e ne aumenta altri” – aggiunge Antonio Piersanti – “Abbiamo ottenuto risultati interessanti, ma non definitivi. Si tratta solo di un primo risultato in un panorama scientifico che studia poco i biocombustibili per l’aviotrazione“.


