Tutto è partito da Bologna, con un’ordinanza che fa discutere. Intanto, però, tanti altri Comuni adottano misure simili.
Con l’arrivo della bella stagione e delle festività (religiose o laiche) di questo periodo, si moltiplicano le occasioni per grigliate all’aperto e in compagnia. Eppure, diverse città italiane stanno iniziando a vietare i barbecue perché considerati fonte di inquinamento. La prima è stata Bologna, dove il sindaco Matteo Lepore ha emanato un’ordinanza: il divieto vige in quei periodi in cui i livelli delle polveri sottili sono particolarmente elevati. Ed un 30enne è già stato multato con una sanzione da 200 euro.
Il caso Bologna
A Bologna, l’ordinanza del sindaco ha fatto molto discutere. Ma l’assessora alla Transizione ecologica, Anna Lisa Boni, la difende così: “L’ordinanza non è solo opportuna ma anche necessaria. Si tratta di una misura di emergenza, che scatta quando le centraline di Arpae fanno segnare valori sopra la soglia. Il divieto di combustione all’aperto è disposto a tutela della salute di tutti i cittadini“.
Il caso Roma
Una decisione controversa, quella del Comune di Bologna. Che però non è un caso del tutto isolato. A Roma, ad esempio, ci sono alcune limitazioni, più complesse. A meno che non sia esplicitamente previsto un divieto nel regolamento condominiale, i barbecue sono ammessi all’interno dei condomini. Nel regolamento di polizia urbana, all’articolo 25, è previsto però un divieto generale di accensione di “fuochi di qualsiasi genere, anche in luoghi privati, a meno che non vi sia una apposita canna fumaria“.
Per l’accensione all’aperto di fuochi (semplici, pirotecnici o d’artificio), invece, è l’amministrazione comunale a consentirla di volta in volta e in speciali circostanze. Ci sono però modi di aggirare il divieto, come usare la carbonella (che non è considerata combustione a fiamma libera). Attenzione, però, alle eccezioni: ogni genere di combustione è vietata quando scattano le ordinanze antincendio, durante i mesi più caldi dell’anno, e anche quando l’inquinamento atmosferico supera la soglia d’allarme. Di fatto, il divieto di accendere fuochi va ad aggiungersi a tutte quelle ordinanze contro l’inquinamento, come ad esempio le domeniche a piedi, il blocco del traffico, la riduzione di temperature e orari di accensione dei riscaldamenti. Lo spiega Il Messaggero, che giustamente puntualizza: difficile pensare ad una piena applicazione delle misure nella Capitale, visto che poi mancano controlli e sanzioni delle (tante) violazioni delle ordinanze comunali.
Le altre città
La mossa decisa dal Comune di Bologna alla fine ha fatto breccia in altre zone d’Italia, soprattutto al Sud. Franz Caruso, sindaco di Cosenza, si è detto d’accordo con l’ordinanza di Lepore: “Una scelta di responsabilità a salvaguardia del nostro presente e, soprattutto, del futuro dei nostri figli. Se per raggiungere il taglio del 55% delle emissioni al 2030 si deve rinunciare a qualche grigliata, ebbene facciamolo“.
Concorde anche Nicola Fiorita, sindaco di Catanzaro: “L’ordinanza punta a non alzare ulteriormente i livelli di polveri sottili nelle giornate più critiche e quando le centraline mostrano dati allarmanti. Capisco che il provvedimento abbia potuto suscitare qualche commento ironico, ma gli amministratori bolognesi sono notoriamente molto accorti e sensibili ai problemi di carattere ambientale“.


