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PFAS, Italia tra i paesi più colpiti dagli “inquinanti eterni”. Intervista Giuseppe Ungherese (Greenpeace)

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“In Italia siamo teatro di uno dei più gravi casi da contaminazione PFAS nel continente europeo”. Intervista a Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento Greenpeace Italia. 

L’inquinamento da PFAS è un problema ambientale e sanitario globale tuttora irrisolto e fuori controllo.

L’Italia è tra i paesi più colpiti dall’inquinamento di questi veleni un ampio gruppo di sostanze chimiche di sintesi, prodotte unicamente dalle attività umane e che non esistono in natura. Nel nostro paese la politica ha deciso di non intervenire sul tema nonostante ci siano impatti sull’acqua, sugli alimenti e sulla salute di migliaia di persone.

Greenpeace Italia ha lanciato una petizione per chiedere al governo di bandire l’utilizzo e la produzione di PFAS in tutta Italia. Queste sostanze chimiche vengono impiegate in molti settori industriali, dalla cosmetica ai prodotti per la casa, dagli imballaggi ai capi d’abbigliamento.

A TeleAmbiente Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento Greenpeace Italia, ha spiegato cosa sono e quali le conseguenze per la nostra salute.

“Sono sostanze che vengono utilizzate a partire dagli anni ’40 del secolo scorso e, tra le primissime applicazioni in cui vengono impiegate, le troviamo nel Progetto Manhattan quello che poi ha prodotto la bomba atomica. Da allora il loro uso in ambito industriale è cresciuto a dismisura. – spiega Giuseppe Ungherese – Queste sostanze sono caratterizzate dall’avere legami chimici tra carbonio e fluoro che sono di fatto indistruttibili, e che trasformano queste sostanze in un boomerang non solo per la nostra salute, ma anche per l’ambiente. Vengono definiti, infatti, inquinanti eterni proprio perché se dispersi in natura sono destinati a restarci per tempi lunghissimi. Hanno bisogno di temperature altissime e superiori a 1000gradi per essere degradati. Hanno dato luogo ad una contaminazione globale che tocca ogni angolo degli ecosistemi planetari, dalle calotte polari alle profondità oceaniche”. E aggiunge: “Queste sostanze non risparmiano il nostro corpo perché solitamente si trovano associate alle proteine, quindi, al nostro sangue, e possono toccare così ogni organo del nostro corpo”.

Patologie e rischi per la nostra salute

Sono noti interferenti endocrini e, una volta entrati nel nostro corpo, possono dare un falso segnale al nostro organismo e andare a influenzare tutte quelle funzioni metaboliche, di crescita, mediate dagli ormoni. Possono generare perciò problemi per la fertilità, per la crescita, per il metabolismo degli acidi grassi. -afferma Ungherese –  Alcuni PFAS sono anche associati ad alcune patologie tumorali, come il cancro ai reni e ai testicoli“.

Dove troviamo i PFAS?

Oggi li troviamo in ogni posto dove andiamo a cercarli, anche in numerosissimi prodotti di uso quotidiano. Dalla carta igienica, agli imballaggi in carta, nelle padelle antiaderenti, nell’industria dell’elettronica, nei semiconduttori, nell’industria tessile perché sono sostanze che conferiscono particolari proprietà, quali l’idrorepellenza e un trattamento anti macchia. – afferma Giuseppe Ungherese – Potremmo citare decine e decine di prodotti di uso comune dove queste sostanze si ritrovano”. E aggiunge: “Un equipe di scienziati del nord Europa ha trovato queste sostanze persino nella pioggia“.

Nonostante nella maggior parte dei settori industriali esistano da anni alternative più sicure ai PFAS, le aziende continuano a produrli e utilizzarli approfittando dell’assenza di leggi. “E’ stata presentata nelle scorse settimane una proposta per mettere al bando l’uso e la produzione di queste sostanze in tutta Europa, una proposta che ora sta seguendo il suo iter normativo e che può cambiare radicalmente lo stato delle cose. Non possiamo più cullarci nell’illusione di rimuovere i PFAS nell’ambiente ovunque siano dispersi, ma bisogna intervenire all’origine“.

Il caso Veneto

Nel 2013 uno studio del CNR-IRSA porta alla luce un grave inquinamento da PFAS in alcune aree del Veneto situate tra le province di Vicenza, Verona e Padova.

Indagini successive accerteranno come principale responsabile della contaminazione l’azienda chimica Miteni di Trissino (VI) che sin dagli anni Sessanta ha prodotto questi composti chimici. Azienda nel frattempo fallita, mentre in ambito giudiziario tredici tra i suoi manager sono nel frattempo imputati in un processo per avvelenamento delle acque e disastro innominato.

Quello in Veneto è uno dei casi più gravi di contaminazione in Europa, con un’estensione di oltre 150 chilometri quadrati e il coinvolgimento di oltre 350 mila persone. “In Italia siamo teatro di uno dei più gravi casi da contaminazione PFAS nel continente europeo. – ci spiega Giuseppe Ungherese – Un inquinamento su cui ancora non si è agito in modo concreto perché ancora non sono stati messi in atto adeguati provvedimenti di bonifica che riescano ad incidere sul problema all’origine, e ancora oggi decine di migliaia di persone soffrono per le conseguenze di questo inquinamento“.

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