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Fukushima, polemiche interne ed internazionali dopo l’ok allo sversamento

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Crescono le proteste sia tra le comunità locali che tra i Paesi vicini al Giappone, a cominciare dalla Cina.

L’ok definitivo allo sversamento nell’oceano delle acque contaminate di Fukushima, giunto ieri da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), non placa le polemiche interne ed internazionali sul piano del Giappone. Il governo di Tokyo, dal 2021, ha tirato dritto per scaricare in mare l’acqua di raffreddamento, utilizzata per i reattori della centrale nucleare in seguito al meltdown causato dal terremoto e dallo tsunami del 2011.

Fukushima, il piano del Giappone

L’acqua utilizzata per i reattori della centrale di Fukushima è stata trattata con il metodo ALPS, in grado di eliminare quasi tutte le sostanze radioattive, ma non il trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno. Per il governo giapponese, il livello di contaminazione residua di queste acque, che al momento sono immagazzinate in enormi serbatoi all’interno dell’impianto, è minimo. E questo consentirebbe di scaricare in sicurezza l’acqua nell’oceano, come ha certificato anche ieri l’Aiea. Pochi, però, sono d’accordo con la decisione di Tokyo.

Le critiche dei Paesi vicini

Tra i più critici, i Paesi vicini. La Corea del Sud, inizialmente contraria al piano giapponese, di fatto ha dato il proprio consenso. Merito del miglioramento delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, con il governo di Seul che guarda con favore alla relazione presentata ieri da Rafael Grossi (anche se nel Paese non mancano manifestazioni di protesta e le opposizioni sono sul piede di guerra).
Inflessibile, invece, rimane la Cina: Wang Wenbin, portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, ha spiegato che “il via libera dell’Aiea non può essere un passaporto per un’operazione che riduce al minimo i costi e i rischi per il Giappone lasciando che il mondo intero sopporti i pericoli dell’inquinamento nucleare“.

L’allarme nel Pacifico

L’area del Pacifico, che sarà interessata dallo sversamento, rischia una pericolosa contaminazione ambientale. Ed è anche per questo che il Forum delle Isole del Pacifico, guidato da Henry Puna (ex premier delle Isole Cook), il mese scorso aveva espresso in un comunicato ufficiale preoccupazione per la salute, la sicurezza e l’economia di vari Stati insulari.

Le proteste interne

La contrarietà ai piani del governo del Giappone arriva anche dall’interno. In particolare, come è noto, sono i pescatori della zona ad essere molto preoccupati: “Non sappiamo fino a quale livello di rilascio dell’acqua trattata influirà sulla vita marina e sul nostro lavoro“.
Preoccupazioni legittime, se si considera che queste popolazioni hanno patito, nell’ordine, lo tsunami, gli effetti dell’incidente nucleare, le evacuazioni forzate e il danno economico e reputazionale in un’area che da sempre vive di agricoltura e pesca. Anche per questo, alcune cooperative di pescatori di tre diverse Prefetture hanno annunciato di voler presentare una petizione contro il governo di Tokyo e contro TEPCO, l’azienda che gestisce la centrale di Fukushima.

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