Uno studio rileva che il livello di microplastiche nel Mar Glaciale Artico è aumentato in modo esponenziale, con gravi conseguenze per l’ecosistema.
Le stime prevedono che la produzione di plastica a livello globale raddoppierà entro il 2040. Attualmente, l’aumento è esponenziale, con circa 400 milioni di tonnellate all’anno. L’ovvia conseguenza di questo picco produttivo è l’inquinamento che ne deriva e l’allarme lanciato da questo studio ne è un chiaro segnale.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Science Advances, evidenzia che la presenza di microplastiche nel Mar Glaciale Artico è cresciuta moltissimo e in diretta proporzione all’aumento della produzione di plastica.
Che la microplastica abbia invaso ogni angolo del Pianeta e del corpo umano è cosa nota, ma dalle analisi effettuate dagli scienziati è emerso che nel ghiaccio marino e negli strati di sedimenti formati a partire dagli anni Trenta si sono accumulate addirittura 210 mila tonnellate di microplastiche.
I dati rilevano che negli ultimi 23 anni la quantità livelli di microplastiche sono raddoppiati nei sedimenti del Mar Glaciale Artico. L’autore principale dello studio, lo scienziato marino della Incheon National University Seung-Kyu Kim, ha dichiarato a Wired US : “L’ingresso di microplastiche nell’Artico è aumentato in modo esponenziale negli ultimi decenni, con un tasso di aumento annuo del 3%.”
Anche l’atmosfera è sempre più inquinata da questi minuscole particelle di plastica, così come i laghi. Ne è un esempio il lago Maggiore in Italia, che secondo un recente studio risulta tra i bacini d’acqua dolce più inquinati al mondo.
Oltre alle conseguenze sull’ambiente e gli ecosistemi, la forte presenza di plastica comporta ovviamente danni alla salute umana. Come già evidenziato infatti, le microplastiche sono state trovate anche nel nostro corpo: nella placenta, nel sangue umano, nel cervello, ma anche nel cibo che mangiamo.


