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Carne sintetica, Fuori dal Coro solleva la questione etica, ma serve fare chiarezza

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Carne sintetica, il programma Fuori dal Coro in onda su Rete 4 torna a parlare dell’argomento con un’inchiesta nei laboratori a Singapore. Ma occorre fare chiarezza sulla questione etica legata alla produzione.

Si torna a parlare di carne sintetica, argomento che divide l’opinione pubblica e non solo. Infatti, in Italia la possibilità di produrre carne coltivata non trova spazio. A luglio il Senato ha dato l’ok al divieto riguardante la creazione e la commercializzazione di alimenti sintetici. Nella puntata di Fuori dal Coro, andata in onda mercoledì 6 settembre, si torna ad approfondire l’argomento.

L’inviata del programma è andata a Singapore, Paese all’avanguardia nel settore della carne coltivata che presto si potrà trovare nei ristoranti della città-stato. Oltre ai costanti controlli che vanno eseguiti sulla carne, per monitorare che non sviluppi carica batterica, l’inchiesta di Fuori dal Coro ha sollevato anche la questione etica.

 

Carne sintetica, Fuori dal Coro solleva la questione etica, ma occorre fare chiarezza

Infatti, per alimentare le cellule coltivate, nel laboratorio di Singapore si utilizza ancora – seppur in minima parte – il siero ottenuto dal feto dei bovini “FBS”. Questo prodotto è utilizzato anche per la produzione di vaccini, oltre che per sviluppare colture cellulari. Sembra quindi che la produzione di carne sintetica non sia affatto cruelty free. Occorre precisare però, che le startup del settore stanno studiando un siero interamente vegetale.

Le aziende più aggiornate del settore utilizzano infatti sistemi di coltivazione privi di siero fetale per la crescita delle cellule. Tra le aziende più conosciute troviamo Meatable, Mosa Meat (Paesi Bassi), CellMeat (Corea del Sud), Upside Food (USA), SuperMeat e Future Meat (Israele).

Gli alimenti sintetici sono sì un argomento divisivo, ma la questione etica di certo va seguita e non dovrebbe rappresentare uno strumento per generalizzare sul tema. Non tutte le startup si possono considerare cruelty free come spiega il servizio televisivo, d’accordo, ma attenzione a “non fare di tutta l’erba un fascio”.

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