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Malagrotta, la rabbia dei residenti. In arrivo 250 milioni per la messa in sicurezza?

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La protesta nel giorno del sopralluogo di Jacopo Morrone, presidente della Commissione Ecomafie. “Situazione grave, ma meno rispetto al 2022”, ha spiegato il deputato. 

A Malagrotta, nel giorno del sopralluogo di Jacopo Morrone monta la rabbia dei residenti. Il presidente della Commissione parlamentare Ecomafie ha visitato il sito del Tmb 1 andato a fuoco la vigilia di Natale, ma ha anche ascoltato le ragioni del Comitato Valle Galeria Libera, che questa mattina ha indetto un sit-in di protesta dopo l’incendio. Per la messa in sicurezza dell’impianto, ha spiegato Morrone, dovrebbero arrivare nei prossimi mesi 250 milioni di euro.

Il condizionale è d’obbligo, per prudenza. Anche perché quei fondi non arriveranno prima di due-tre mesi. “Dall’8 gennaio inizieremo le audizioni in Commissioni, cercheremo di dare delle risposte e metteremo sotto la lente d’ingrandimento Malagrotta e altre discariche problematiche in Italia. Quattro incendi in due anni sono un dato anomalo, non vogliamo sostituirci alla Procura vogliamo dare una mano e un supporto” – ha spiegato il deputato leghista – “Tra febbraio e marzo arriveranno dal governo 250 milioni per mettere in sicurezza Malagrotta. I cittadini sono giustamente preoccupati e li incontrerò, ma la preoccupazione non è solo dei residenti. I rifiuti che oggi non vengono portati qui verranno portati altrove, e questa sorta di turismo dell’immondizia va fermato“.

La situazione è grave, ma non è disastrosa come nel 2022“, ha poi aggiunto Morrone. Che ha incontrato i cittadini del Comitato Valle Galeria Libera, intervenuti per protestare con tanto di striscione ‘Disastro ambientale: facciamola pagare a chi ci ha guadagnato‘.

Siamo in presenza dell’ennesimo disastro. Siamo stanchi e arrabbiati, vogliamo capire cosa si vuole fare in questo quadrante e chiediamo la riqualificazione dell’area” – spiega Monica Polidori, portavoce del Comitato Valle Galeria Libera – “Invece, abbiamo ancora notizie di nuovi impianti: è ora di dire basta con l’uccisione di questo territorio“.
In tutti noi, dal 24 dicembre, è sorta una necessità: siamo qui oggi perché ciò che stiamo subendo non è umano. Questo nuovo incendio a Malagrotta è uno dei tanti disastri ambientali avvenuti qui” – ha spiegato invece Emanuela D’Antoni – “Se lo vediamo come dolo, la vicenda diventa ancora più complicata e pericolosa. Significherebbe che siamo sotto tiro, ma di chi? Ce lo dovrebbe dire la magistratura, che appare reticente a dare informazioni sulle indagini, anche quelle dell’anno scorso. Non sappiamo molto, ma stavolta la magistratura ha parlato subito di dolo. Ne eravamo convinti anche per l’incendio al Salario, poi l’indagine era stata chiusa“.

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