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Buoni propositi (ambientali) per il 2024

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In Europa, siamo tra i Paesi meno ambiziosi dal punto di vista ambientale e climatico. Eppure, siamo anche uno di quelli più vulnerabili. La speranza è che il nuovo anno possa portare novità importanti e attese ormai da troppo tempo. 

Un nuovo anno è appena iniziato: la redazione di TeleAmbiente augura a tutte e tutti un felice 2024. Con l’auspicio, sempre più sentito, che possano realizzarsi anche in Italia alcuni obiettivi minimi dal punto di vista ambientale. Il nostro Paese appare indietro su vari aspetti, rispetto a molti altri Stati dell’Unione europea, ed è quanto mai necessario un netto cambio di passo se si vogliono raggiungere gli obiettivi prefissati sulla base dell’Accordo di Parigi. Il 2015, anno in cui furono concordati gli obiettivi comuni durante la Cop21, è infatti molto più lontano rispetto al 2030, tappa intermedia verso l’ambizioso traguardo climatico del 2050.

Anche per questo, ecco alcuni buoni propositi ambientali che ci auguriamo che l’Italia possa raggiungere in questo 2024:
– Legge contro il consumo di suolo: è ferma in Parlamento da oltre dieci anni e, dopo tre diverse legislature, sembra non interessare più alla politica del nostro Paese. Eppure, è uno degli obiettivi a cui puntare con maggiore urgenza, specialmente considerando il dissesto idrogeologico in cui versa gran parte del territorio italiano. Oltre il 90% dei Comuni italiani, infatti, ha un territorio a forte rischio idrogeologico.
– Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici: un altro obiettivo ambizioso da raggiungere quanto prima, ma dove invece si viaggia sempre più a rilento sin dal 2017, anno della sua progettazione. Nonostante le rassicurazioni di Gilberto Pichetto, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, l’approvazione definitiva del Pnacc non è giunta entro la fine del 2023.
– Legge quadro sul clima: anche qui, tante promesse e pochissimi fatti. Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna, solo per fare alcuni esempi, l’hanno già approvata e adottata. L’Italia, invece, l’ha vista arenarsi più volte negli iter parlamentari. Qualche speranza era arrivata nello scorso autunno, quando la discussione parlamentare era ripresa, ma sarebbe giunto il momento di approvarla. Anche perché senza obiettivi climatici fissati per legge, l’ambizione climatica diventerebbe un’opinione, variabile in base agli andamenti elettorali e dei sondaggi.
– Fondo riparazione contro i disastri climatici: uno degli obiettivi più sentiti dagli attivisti di Ultima Generazione. Che forse sbaglieranno nel metodo (i blocchi stradali di certo non favoriscono la causa, ma anzi rischiano concretamente di allontanare gli stessi cittadini che si cerca di sensibilizzare), ma non nel merito. Ad ogni evento meteo estremo, il conto dei danni va ad aggravarsi e diventa sempre più complicato, per i territori, ottenere degli indennizzi per poter ripristinare anche i servizi più essenziali (e quanto accaduto in Emilia-Romagna dopo le alluvioni del maggio scorso lo dimostra chiaramente).
– Meno disinformazione scientifica: le risposte semplici ai problemi complessi funzionano, almeno nel manipolare l’opinione pubblica. Ma la politica, fin troppo spesso affascinata da fake news e disinformazione soprattutto scientifica, dovrebbe mostrare una maggior responsabilità, visto che finora ha veicolato messaggi molto pericolosi sul cambiamento climatico e sulle misure da adottare per la mitigazione e l’adattamento. Al cittadino medio risulta più gradevole una rassicurazione infondata o un messaggio vagamente complottista rispetto agli allarmi della scienza, ma i politici ai vari livelli hanno una responsabilità maggiore.

Ovviamente, questi sono solo degli auspici. Vorremmo che fossero, oltre che delle speranze, anche vere e proprie convinzioni. Ma consentiteci di dubitarne fortemente: da tanti, troppi anni, vediamo susseguirsi, nell’alternanza politica, partiti composti sempre più da esponenti incapaci di vedere e progettare a lungo termine. Anzi, ancora peggio: un tempo si pensava, di volta in volta, alle elezioni successive. Ora, invece, il lungo termine in politica è proiettato ai prossimi sondaggi elettorali settimanali. E così facendo, ogni buon auspicio è destinato a rimanere una speranza vuota.

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