Il ministro delle Imprese e del Made in Italy riferisce in Senato e attacca ArcelorMittal e i governi precedenti.
Adolfo Urso non le manda a dire ad ArcelorMittal, dopo che il colosso siderurgico indiano ha rifiutato la proposta di un aumento di capitale con passaggio da socio di maggioranza a quello di maggioranza nell’ex Ilva di Taranto. Il ministro per le Imprese e il Made in Italy ha spiegato, durante un’informativa al Senato: “Ilva è un asset strategico di rilievo nazionale e internazionale, ma l’impianto è in una situazione di grave crisi. Nel 2023 la produzione si attesterà a meno di 3 milioni di tonnellate, ben sotto l’obiettivo minimo di 4 milioni. Nulla di ciò che era stato programmato è stato realizzato, nessuno degli impegni presi è stato mantenuto sui livelli occupazionali e sul rilancio industriale“.
“Siamo in un momento decisivo che richiama tutti al massimo senso di responsabilità, c’è l’urgenza di un intervento drastico che sia una svolta netta rispetto alle vicende non esaltanti degli ultimi dieci anni” – ha spiegato Adolfo Urso in Senato – “Gli impianti dell’ex Ilva di Taranto, con i suoi stabilimenti anche in Liguria, hanno segnato in oltre 60 anni la storia della siderurgia italiana, con il lavoro e il sacrificio di intere generazioni, purtroppo anche con le conseguenze che ben conoscono gli abitanti del quartiere Tamburi, a cui va il nostro pensiero e il nostro impegno affinché si possa davvero completare il processo di riconversione ambientale dello stabilimento“.
“Intendiamo cambiare rotta, cambiando equipaggio e delineando un piano siderurgico nazionale su quattro poli: Taranto, Terni, Piombino e Acciaierie del Nord. Un piano articolato che terrà conto del contesto europeo e delle misure competitive messe in atto dagli altri attori globali” – ha proseguito il ministro – “Noi ci impegniamo a ricostruirla competitiva sulle tecnologie green a cui si sono già impegnate le acciaierie italiane, prime in Europa“.
Adolfo Urso poi attacca i partiti che hanno composto i governi precedenti: “La situazione che abbiamo davanti a noi è pregiudicata dalle decisioni assunte da loro. Sappiamo che dobbiamo assumero decisioni importanti e considereremo le indicazioni delle forze politiche anche in questa sede. Spero di essere stato chiaro e mi attendo altrettante chiarezza da parte vostra, nell’assoluto rispetto per questo luogo sovrano della rappresentanza popolare“.
“La rimozione dello scudo penale pose ArcelorMittal in una posizione di forza verso il governo. Di fronte alla minaccia di abbandonare il sito e senza alternative, nel marzo 2020 il ministro Patuanelli (governo Conte II) aveva avviato una nuova trattativa per la nascita di Acciaierie d’Italia con l’ingresso di Invitalia e con la sigla di patti parasociali fortemente sbilanciati a favore del soggetto privato” – ha poi aggiunto il ministro – “Definire quei patti leonini è un eufemismo. Nessuno che abbia cura dell’interesse nazionale avrebbe mai sottoscritto quel tipo di accordo. Nessuno che abbia conoscenze di dinamiche industriali avrebbe mai accettato quelle condizioni“.


