Dal 15 al 19 gennaio si svolge la 54esima edizione del World Economic Forum a Davos, in Svizzera. Tra i temi trattati nel summit anche l’ambiente e dal report del WEF non ci sono buone notizie.
È partito il 15 gennaio il summit annuale che vede la partecipazione di oltre 2.800 leader mondiali provenienti da 120 Paesi, fra cui circa 60 capi di Stato o di governo. Per l’Italia sono presenti diversi top manager e imprenditori e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. L’obiettivo del World Economic Forum è discutere delle materie più urgenti da affrontare, tra cui salute e ambiente. Proprio riguardo quest’ultimo tema, secondo l’analisi del World Economic Forum, la crisi climatica potrebbe causare 14,5 milioni di morti entro il 2050.
L’analisi avverte che i disastri naturali aggravati dal clima potrebbero portare a perdite economiche per 12,5 trilioni di dollari, e a costi aggiuntivi per il sistema sanitario pari a oltre mille milioni di dollari. La crisi climatica aggraverà le disuguaglianze sanitarie globali, lasciando i più vulnerabili maggiormente a rischio, spiega il report.
WEF, 14 milioni di morti entro 2050 per la crisi del clima
Il rapporto del WEF misura le conseguenze del cambiamento climatico sulla salute, sia sul fronte della mortalità che dei costi sanitari. I principali eventi climatici analizzati sono sei: inondazioni, siccità, ondate di calore, tempeste tropicali, incendi e innalzamento del livello del mare.
Gli eventi estremi che hanno un rischio più elevato per la mortalità sono le alluvioni. Secondo lo studio causerebbero 8,5 milioni di decessi entro il 2050. Al secondo posto la siccità, con la previsione di 3,2 milioni di morti. Il maggior costo in termini economici invece è rappresentato dalle ondate di calore: 7,1 trilioni persi a causa della mancata produttività. Secondo il rapporto, anche con l’aumento di “solo” 1,1 gradi centigradi, questi eventi estremi stanno causando significative perdite economiche, distruzioni di infrastrutture e malattie.
Il climate change innescherà anche un aumento catastrofico di malattie sensibili al clima, come quelle trasmesse dalle zanzare ad esempio. Le temperature più calde aumenteranno il periodo riproduttivo e la zona abitata dalle colonie di insetti, portando all’espansione di malattie come malaria, dengue e Zika anche in zone climatiche temperate e meno colpite come Europa e Stati Uniti. Entro il 2050, spiega il rapporto, altri 500 milioni di persone potrebbero essere a rischio di contagio. Il cambiamento climatico aggraverà anche la disuguaglianza sanitaria. Le popolazioni più vulnerabili, donne, giovani, gli anziani e le persone a basso reddito, gruppi e comunità difficili da raggiungere, saranno i più colpiti dalle conseguenze degli eventi estremi. Africa e Asia meridionale saranno le più vulnerabili perché non riusciranno ad adattare i loro servizi medici già scarsi.
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— World Economic Forum (@wef) January 16, 2024
Marina Silva alla conferenza di Davos: “Uscire dalla dipendenza da petrolio”
La ministra dell’Ambiente e del Cambiamento climatico brasiliana, Marina Silva, ha difeso la fine della dipendenza dal petrolio parlando alla stampa nel corso del Forum economico mondiale di Davos.
“Il Brasile è un produttore di petrolio e si impegna a raggiungere l’obiettivo di uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili”, ha detto l’ex attivista ecologica, che partecipa al Forum insieme al ministro delle Miniere e dell’Energia, Alexandre Silveira. I due ministri non vanno d’accordo sull’esplorazione petrolifera alla foce del Rio delle Amazzoni, argomento che ha creato tensioni all’interno del governo.
Silva ha minimizzato l’assenza del presidente Luiz Inácio Lula da Silva a Davos e ha ricordato che il leader progressista ha difeso la lotta contro il cambiamento climatico anche il mese scorso, in occasione della Cop28 di Dubai.
54 esimo World Economic Forum a Davos, le proteste degli attivisti
Per l’appuntamento annuale di Davos, che si svolge dal 1971, anche quest’anno non sono mancate le proteste.
Domenica 14 gennaio, circa 350 persone hanno marciato da Küblis a Davos per lottare per la giustizia climatica, rivolgendosi alle autorità e i capi di Stato che partecipano al WEF. Sono accusati di non impegnarsi abbastanza nel trovare soluzioni efficaci a lungo termine alla crisi climatica, tra i principali temi di quest’anno. Tra i critici c’è chi ha fatto notare che nonostante i leader si impegnino pubblicamente ad agire per il clima, per recarsi all’appuntamento molti di loro utilizzano jet privati, responsabili di un ammontare significativo di emissioni.
Secondo quanto riportato da diversi media, nel pomeriggio di domenica i manifestanti anti hanno bloccato per un’ora la strada principale che porta a Davos, Laret. Di conseguenza, il traffico è rimasto bloccato per oltre 18 chilometri per diverse ore. Presenti alla manifestazione anche Greta Thunberg e Vanessa Nakate oltre all’attivista tedesca Luisa Neubauer.


