100 miliardi di euro in più, a tanto ammonterebbe il capitale necessario a mantenere in piedi la Politica Agricola Comune se l’Ucraina dovesse entrare nell’Unione europea.
Il dato è stato elaborato dal Centro Studi GEA su una simulazione dell’Università di Perugia ed è stato presentato a Bruxelles durante l’evento ‘Nuove coordinate per la sostenibilità dell’agricoltura Ue’.
L’Ucraina, un gigante dal punto di vista della produzione agricola, al momento è candidata all’ingresso nell’Unione grazie ad una procedura lampo voluta dall’Europa politica come segnale concreto di sostegno al Paese che sta fronteggiando la guerra contro la Russia. Con l’ingresso di Kiev nell’Unione però gli equilibri economici sarebbero destinati a cambiare. Si passerebbe infatti dagli attuali 157 milioni di ettari di terreno agricolo europeo a 198 milioni di ettari, l’Ucraina vanta 41 milioni di ettari di superficie coltivabile, un quarto di quella derivante dalla somma dei 27 Paesi membri.
Secondo i calcoli presentati, se non dovessero cambiare le condizioni di adesione all’Unione, a Kiev spetterebbe il 20% del budget annuale della PAC. Stando alle condizioni attuali l’Italia passerebbe a ricevere 4,2 miliardi contro i 5,6 attuali; 272 euro per ettaro coltivato a fronte degli attuali 343 euro.
Secondo le elaborazioni presentate a Bruxelles, le Regioni italiane che più perderebbero fondi sarebbero la Lombardia, la Calabria e il Veneto. Va detto che con grande probabilità l’ingresso dell’Ucraina potrebbe avvenire a delle condizioni meno favorevoli rispetto a quanto ipotizzato nello studio, nonostante ciò appare utile valutare le potenzialità dell’impatto di tale ingresso sugli equilibri dell’Unione.
L’apertura a un Paese di oltre 40 milioni di abitanti, grande il doppio dell’Italia e quasi interamente da ricostruire, non può non comportare un grande aggiustamento in termini di contributi finanziari ma anche di strategie di integrazione.


