Nucleare, attacchi alla centrale di Zaporizhzhia. L'esperto Il pericolo c'è ma non sarebbe un didastro

Nucleare, attacchi alla centrale di Zaporizhzhia. L’esperto: “Il pericolo c’è ma non sarebbe un didastro”

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A Rapporto Mondo su TeleAmbiente il professor Marco Ricotti ha spiegato che se gli attacchi alla centrale nucleare di Zaporizhzhia dovessero continuare non ci sarebbe un disastro come Chernobyl e Fukushima ma comunque ci sarebbero conseguenze. Ecco quali

Resta alta l’attenzione sulla centrale nucleare di Zaporizhzhia, in Ucraina, al centro da diversi giorni di una serie di attacchi con droni. “Attacchi diretti” e non collaterali, secondo quanto dichiarato dal direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica Rafael Grossi. 

Al momento non è chiaro chi ci sia dietro l’attacco – il governo di Mosca accusa Kiev e viceversa – ma ciò che sappiamo è che questi attacchi mettono in pericolo “la sicurezza nucleare in Ucraina, aumentando significativamente il rischio di un incidente nucleare”, come ha detto lo stesso Grossi.

Ma quel è attualmente la situazione? Lo ha spiegato a Rapporto Mondo su TeleAmbiente il professor Marco Ricotti che insegna Impianti Nucleari al Politecnico di Milano.

“Non possiamo pensare a incidenti simili a quelli di Chernobyl e Fukushima perché i reattori di Zaporizhzha pur essendo in numero maggiore, sei, sono tutti spenti dal settembre del 2023”, ha spiegato Ricotti.

“Quindi il calore di decadimento che ancora emettono è molto contenuto. Secondo una mia stima, per il rafreddamento si tratterebbe di alimentare la piscina dove gli elementi di combustibile sono riposti con un paio di secchi d’acqua al minuto”, ha poi aggiunto il professore.

Cosa si rischia a Zaporizhzhia?

Nonostante questo, però, il professor Ricotti spiega che un incidente nucleare non è affatto da escludere. 

“Se in qualche modo i missili dovessero raggiungere il combustibile e danneggiarlo anche solo parzialmente si potrebbe avere una fuoriuscita di prodotti radioattivi di tipo gassoso e dunque l’aria attorno alla centrale verrebbe contaminata. E a quel punto comanderebbe il vento: la nube potrebbe spostarsi in Ucraina o in Russia. Non ha alcun senso, quindi, cercare di danneggiare una centrale nucleare”, ha concluso il professor Ricotti.

GUARDA L’INTERVENTO INTEGRALE DI MARCO RICOTTI A RAPPORTO MONDO

 

 

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