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Piccoli reattori modulari, una svolta possibile?

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L’Italia è entrata nell’Alleanza Industriale Europea, ma è verosimile pensare di adottare in poco tempo una tecnologia del genere?

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, ha firmato l’adesione dell’Italia all’Alleanza Industriale Europea sui piccoli reattori modulari. Ma è possibile, per un Paese che ha abbandonato il programma nucleare oltre 30 anni fa, pensare di arrivare in poco tempo a riattivarlo, seppur utilizzando reattori di dimensioni decisamente più ridotte?

Il Prof. Marco E. Ricotti, docente di Impianti nucleari al Politecnico di Milano, ha provato a stimare quanto tempo potrebbe richiedere un ripristino dell’energia atomica con questo preciso tipo di tecnologia.

Dal punto di vista tecnologico non sarebbe indispensabile aspettare i piccoli reattori modulari, anche perché nel mondo sono in costruzione 58 reattori che sono quasi tutti di grande taglia, non piccoli e non modulari, ma di ultima generazione. Una tecnologia, la migliore disponibile oggi, che se fosse stata presente a Fukushima, avrebbe evitato il disastro del 2011” – ha spiegato il Prof. Ricotti – “È anche vero che sarebbe irrealistico pensare che l’Italia possa tornare a costruire reattori nucleari nei prossimi due-tre anni. C’è un po’ di lavoro da fare per preparare il terreno: come giustamente ha detto lo stesso ministro, ci sono aspetti legislativi da verificare e preparare, ma anche aspetti tecnologici e politici, di condivisione tra governo e Parlamento e di informazione con i cittadini. Anche se mi sembra di capire che i cittadini, specialmente i giovani, oggi siano molto più convinti del decisore politico“.

Non si tratta di costruire centrali nucleari domani mattina, se ci fissiamo un traguardo entro la prima metà degli anni ’30 si può certamente pensare ai piccoli reattori modulari come opzione. Questa taglia li rende particolarmente adeguati a servire distretti industriali, vicino ai quali collocarli” – ha aggiunto il docente del Politecnico di Milano – “Potenzialmente, i piccoli reattori modulari possono produrre non solo energia elettrica, ma anche calore, idrogeno, biocombustibili. E potrebbero essere utilizzati anche per il teleriscaldamento, come avviene già in alcune città italiane con i termovalorizzatori. Non è indispensabile aspettare gli SMR, ma visti i nostri tempi, è interessante pensare in prima battuta a questa nuova tipologia di reattori nucleari“.

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