Abbattimenti mirati per gli esemplari più problematici: un tema complesso e ‘scomodo’, ma che va affrontato dalle giuste prospettive.
Le dichiarazioni di Ursula von der Leyen sui lupi stanno già facendo discutere, come d’altronde ogni aspetto che riguardi la convivenza tra uomo e fauna selvatica. Tuttavia, anche alcuni esperti danno ragione alla presidente della Commissione europea, che intervenuta in collegamento al congresso dell’SVP (il partito indipendentista altoatesino) aveva affermato la necessità di abbassare il livello di tutela del lupo.
Della stessa opinione anche il noto conservazionista Spartaco Gippoliti, grande esperto della fauna selvatica in tutto il mondo. “In Italia serve una comunicazione più trasparente e un cambio di passo nella gestione del lupo, in linea con quanto avviene da anni in altri Paesi europei negli Stati Uniti. Questo vuol dire anche mitigare la normativa europea a protezione del lupo: la specie deve restare protetta, ma si deve intervenire con più facilità sugli individui pericolosi, confidenti o problematici, ogni qualvolta si renda necessario” – ha spiegato il presidente dell’Associazione Italiana Wilderness – “L’Italia è il Paese Ue con più lupi: sono circa 3.300, di cui 950 nelle Regioni alpine e quasi 2400 nel resto della Penisola. Dati che diventano un problema sempre più crescente per pastori e allevatori, occorre trovare un equilibrio accettabile tra le esigenze delle comunità rurali e la tutela della fauna“.
Un equilibrio assolutamente non semplice da raggiungere: il lupo si sta diffondendo molto anche in Toscana, dove la Regione spende ogni anno almeno 500 mila euro per indennizzare le perdite di pastori e allevatori. Questi ultimi, però, spiegano che i danni sono sempre maggiori rispetto a quanto viene risarcito: non c’è solo la perdita legata al bestiame ucciso dai lupi, ma anche lo stress post-predatorio sofferto dagli animali sopravvissuti, in primis le pecore. E come se non bastasse, c’è un’altra conseguenza accertata dagli esperti: la presenza sempre maggiore del lupo ha ridotto a pochi casi sporadici il pascolo brado, con gli ovini che ormai sono relegati in stalle protette. Tutto questo ha un impatto sia sul benessere degli animali, sia sulla qualità del latte prodotto.
Dai tempi dell’approvazione della Direttiva europea Habitat nel 1992 (recepita dall’Italia nel 1997), molto è cambiato. I divieti di cattura, uccisione, disturbo, detenzione, trasporto, scambio e commercializzazione del lupo hanno permesso di salvare questa specie dall’estinzione in Europa, ma ci sono comunque delle eccezioni in determinati casi che possono legittimare abbattimenti mirati, come ha ricordato anche Ursula von der Leyen.
“La giusta convivenza tra uomo e fauna selvatica non si attiene con approcci paternalistici e vagamente colonialisti come è accaduto fino ad oggi in Italia. Bisogna instaurare un dialogo davvero paritetico con allevatori e agricoltori” – ha aggiunto Spartaco Gippoliti – “Sono infatti le comunità rurali le sole che pagano oggi il costo reale e salato della presenza del lupo in Italia. Questo dialogo avvantaggerebbe la società intera: a nessuno sfugge che è dalla tutela dell’economia rurale che discendono molte delle eccellenze agroalimentari italiane“.


