Secondo un test svizzero, quattro acque in bottiglia su dieci contengono tracce di microplastiche, PFAS, pesticidi. Tra queste anche San Pellegrino.
La contaminazione dell’acqua da pesticidi, PFAS e microplastiche non riguarda solo quella potabile ma anche quella in bottiglia. Un nuovo test condotto in Svizzera ha analizzato proprio l’acqua minerale in bottiglia, scoprendo che la situazione non è poi così diversa da quella dell’acqua potabile che arriva dal rubinetto di casa. L’acqua minerale destinata ad essere imbottigliata proviene da sorgenti appositamente protette in cui durante il sistema di filtraggio vengono eliminati anche i batteri. I contaminanti chimici però, possono restare nell’acqua, anche per molti anni.
Finora sono stati effettuati pochi test sull’acqua minerale. Uno pubblicato dalla rivista PNAS all’inizio del 2024 ha rivelato che all’interno delle bottiglie d’acqua si trovano in media 240.000 frammenti di plastica per litro d’acqua.
L’emittente svizzera francofona RTS e Kassenrutsch hanno fatto analizzare dieci acque minerali da due laboratori, che hanno rilevato tracce di contaminanti in quattro campioni su dieci. Tra questi c’è anche un marchio italiano, San Pellegrino. In quest’ultima minerale e nell’Alpina svizzera, sono state rilevate tracce di microplastiche. Nell’acqua Valser invece, i test hanno trovato tracce di PFAS, nello specifico piccole quantità di PFBA.

Acqua minerale, presenti sostanze chimiche ma nessun rischio per la salute
Tutti i valori emersi dalle analisi, sono stati classificati come “non pericolosi per l’uomo”. Il tossicologo Davide Städler ha dichiarato: “L’acqua minerale può essere bevuta senza esitazione. Tuttavia, non ci sono ancora limiti per le microplastiche perché non è noto quali quantità danneggeranno le persone a lungo termine”.
Le quantità di pesticidi rilevati nell’acqua Hanniez, un veleno fungino e un diserbante utilizzati in agricoltura, sono comunque ben al di sotto dei limiti applicabili per l’acqua potabile. Resta però la preoccupazione per il consumo di un prodotto – di cui non si può fare a meno – che contiene, seppur in minime quantità, microplastiche e sostanze chimiche.
Lo studio evidenzia la necessità di effettuare ulteriori ricerche nel campo delle acque minerali in bottiglia per migliorare ulteriormente gli standard di qualità. Nestlé Waters Svizzera sottolinea che i valori rilevati non sono dannosi per la salute. Il pesticida clorotalonil è vietato in Svizzera dal 2020, ma i residui potrebbero essere ancora presenti nelle fonti d’acqua.
Tra i produttori delle acque in bottiglia analizzate, c’è anche la multinazionale Coca-Cola, proprietaria di Valser, che ha scritto: “I PFAS (incluso il PFBA) fanno parte del nostro programma di monitoraggio dell’acqua di routine”.
Contaminazione delle bottiglie di acqua minerale, come avviene
Secondo Städler la contaminazione può avvenire durante il riempimento, attraverso i macchinari. Il polistirolo invece, può essere correlato al tappo o al contenitore: “Quando apri la bottiglia, queste sostanze entrano nell’acqua.” Il tossicologo ha consigliato di “utilizzare le bottiglie in PET una sola volta e non ricaricarle”, per limitare il più possibile il contatto con queste sostanze.
I test effettuati in Svizzera confermano lo studio precedente sulle microplastiche, aggiungendo all’elenco degli inquinanti alcune sostanze chimiche utilizzate nell’industria (PFAS) e in agricoltura (pesticidi). Il problema dell’inquinamento da plastica inoltre, riguarda molto da vicino l’acqua e le bevande analcoliche in bottiglia, che dal 3 luglio verranno venduta in tutta l’Ue con il tappo attaccato proprio per evitare la dispersione di ulteriore materiale che può contaminare l’ambiente e tornare poi a contatto con l’uomo.


