Confronto tra architetti, ingegneri, avvocati e politici al convegno organizzato alla Casa dell’Architettura.
La rigenerazione urbana prioritaria per centrare entro il 2050 l’obiettivo europeo di azzeramento del consumo di suolo.
Sulla necessità di realizzare una normativa che abbia una prospettiva di lungo periodo, e sulle modalità per innescare un ciclo virtuoso di investimenti, se ne è parlato alla Casa dell’Architettura, sede dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia nel convegno “Le nuove frontiere della rigenerazione urbana – I casi di Roma e Milano“, che ha coinvolto rappresentanti delle amministrazioni comunali di Roma e Milano, architetti, avvocati e politici, tra cui alcuni senatori firmatari di proposte di legge sulla rigenerazione urbana ora all’esame della commissione Ambiente del Senato.
“Stiamo parlando di argomenti che incidono concretamente sulla vita delle persone e sulle possibili trasformazioni delle nostre città. – sottolinea subito, aprendo il convegno, il Presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma e provincia Alessandro Panci.
L’evento è stato organizzato dall’OAR proprio per richiamare l’attenzione del mondo della politica sui costi, materiali e non, che non solo i professionisti, ma tutti i cittadini sono costretti a pagare se non si supera l’attuale situazione.
“Rigenerare è complesso – spiega Panci – spesso si interviene in aree già edificate, popolate e che hanno ben precise esigenze. Non sempre è facile stabilire quando conviene affidarsi a questo processo piuttosto che costruire il nuovo, la confusione che spesso regna sulle interpretazioni giurisprudenziali non aiuta e, soprattutto, di certo complica le cose il fatto che sulla rigenerazione urbana ogni regione abbia adottato una propria norma. Non si può più rinviare, serve una normativa chiara, efficace, da adottare su scala nazionale”.
Un appello rilanciato nei loro interventi anche dal Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Roma Massimo Cerri, dalla Presidente dell’Ordine dell’Ordine degli Architetti di Torino Maria Cristina Milanese, dal Coordinatore degli Ordini degli Architetti del Sud Francesco Livadoti, dal Segretario della Consulta regionale Ordini Architetti Lombardia Cristiano Guernieri e da Raffaele Fusco, della Federazione interregionale Ordini Architetti Piemonte e Regione Autonoma Valle d’Aosta.
Un appello, tra l’altro, sostanziato con un di più di urgenza e di richiesta della necessaria chiarezza dai relatori milanesi che hanno preso parte al convegno nella parte dedicata ai casi di Roma e Milano, moderata dal Consigliere OAR Lorenzo Busnengo. Nel capoluogo lombardo la magistratura è intervenuta per valutare se una ventina di permessi dati per riqualificare non siano invece effettivamente da catalogare sotto la voce nuove costruzioni. Quella che sugli organi di informazione è stata ribattezzata ‘la battaglia dei grattacieli’ è per il Presidente dell’Ordine degli architetti di Milano Federico Aldini un caso esemplare della necessità di approvare in tempi rapidi una legge nazionale urbanistica.
“La magistratura è intervenuta con avvisi di garanzia nei confronti di colleghi che hanno rispettato le norme vigenti. Quanto accaduto a Milano può avvenire ovunque. Per questo è urgentissimo mettere ordine alla normativa, superare il contrasto che c’è tra leggi regionali e comunali che stanno bloccando lo sviluppo della città, riscrivere la 380 e approvare una nuova legge nazionale”. “Serve coraggio”, dice facendo appello ai legislatori l’assessore alla Rigenerazione urbana del Comune di Milano Giancarlo Tancredi. Il coraggio di rivedere leggi che risalgono agli anni ’60, se non anche ad anni precedenti, e approvare un testo che sia al passo coi tempi.
La legge a cui fanno riferimento molti altri partecipanti al convegno è la 1150 del 1942, che ancora oggi disciplina l’attività urbanistica e i suoi scopi. E anche per gli avvocati che analizzano la questione dal punto di vista giurisprudenziale è il momento di voltare pagina. Non c’è solo il fatto che l’Unione europea chiede di azzerare il consumo di suolo entro il 2050. O il fatto che gli obiettivi di trasformazione e rigenerazione degli spazi urbani in una prospettiva di sostenibilità ambientale, sociale ed economica mal si conciliano con il modello espansivo vigente dal secondo dopoguerra in poi. Il fatto è, spiegano gli avvocati Alfredo Stoppa, Alessandro Falasca e Livio Lavitola, che per superare l’attuale confusione vigente in materia è necessario superare la “normativa straordinaria e derogatoria” di oggi e, sulla rigenerazione urbana, arrivare a una “normativa in modalità ordinaria e strutturale”.
L’appello a intervenire è rivolto ai legislatori
Nella parte finale del convegno, nel corso della tavola rotonda con i parlamentari moderata dal giornalista Giorgio Santilli, il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri rilascia un’anticipazione: la prossima settimana il senatore Roberto Rosso (FI), relatore della proposta di legge sulla rigenerazione urbana a Palazzo Madama, presenterà in commissione Ambiente un testo unificato che, facendo sintesi tra i tanti presentati dai diversi gruppi parlamentari, possa raccogliere un consenso trasversale e dirigersi in tempi rapidi verso l’approvazione dell’Aula.
La senatrice del Pd Anna Rossomando apre all’ipotesi del testo unificato, ma fa notare due cose. La prima, questa proposta di legge deve tener conto che rigenerazione urbana e stop al consumo del suolo sono due tematiche inscindibili, che quindi vanno affrontate insieme. La seconda: se è vero, come è vero, che bisogna superare l’incertezza normativa e approvare una legge che produca omogeneità di disciplina su tutto il territorio nazionale, l’autonomia differenziata appena approvata dalla maggioranza va nella direzione opposta. Dice il senatore di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo: “La semplificazione è un impegno doveroso, ma non va confuso con l’omologazione. È giusto approvare una legge nazionale che dia le regole di base, ma bisogna tener conto delle identità e delle specificità dei singoli luoghi”.
I professionisti presenti in platea registrano l’annuncio, sostanziato da Gasparri con anche l’anticipazione che obiettivo del testo unificato è di prevedere un fondo nazionale per la rigenerazione urbana di circa 300 milioni che potrebbero essere recuperati dal Pnrr, e aspettano il Parlamento alla prova dei fatti.


