Non era mai successo prima, la vendemmia quest’anno è partita il 20 luglio.
Conseguenza diretta del cambiamento climatico, in Sicilia la tenuta di Giovanna ha preso atto della maturazione precoce dell’uva ha iniziato per prima in Italia la raccolta dell’uva in un periodo che fino a pochi anni fa sarebbe stato considerato a dir poco improprio. Mai una vendemmia era iniziata prima di agosto.
Gunther Di Giovanna, titolare dell’omonima cantina e membro di Coldiretti Sicilia, racconta a TeleAmbiente le strategie adottate per non farsi travolgere dal clima che cambia: “Gli effetti dei cambiamenti climatici negli ultimi 50 anni sono stati notevoli. Ricordo che da ragazzino la vendemmia iniziava dopo la festa del paese, che si svolge il 21 di settembre. Da un po’ di anni la vendemmia iniziava intorno alla metà di agosto. Questo tempo si è sempre più accorciato e quest’anno la vendemmia è iniziata introno al 20 luglio. Quindi abbiamo verificato sul campo l’impatto del cambiamento climatico. Noi dobbiamo prendere atto che questi cambiamenti climatici non possono essere contrastati. Bisogna adattarsi e seguire nuove tecniche colturali.”
Ma non tutto il male viene per nuocere infatti le alte temperature e la mancanza di acqua che affliggono l’isola hanno sì ridotto la produzione ma hanno anche protetto le piante dai parassiti, in primis dalla peronospora, e stanno così assicurato una vendemmia con uva di altissima qualità.
“Se si seguono nuove tecniche colturali -afferma Di Giovanna- per esempio: non fare più cimatura, defogliazione, arature molto leggere, concimazioni più primaverili che invernali, alla fine abbiamo delle rese molto più contenute ma una qualità eccezionale perché, se andiamo in vigna, i grappoli sono sanissimi, la siccità alla fine ha impedito lo sviluppo di malattie per cui avremo minore resa per ettaro ma con una qualità eccezionale.
Riguardo la mancanza d’acqua che minaccia la Sicilia, Di Giovanna si unisce al coro dei produttori agricoli isolani che chiedono interventi strutturali e tempestivi per salvare il settore: “Noi siamo abituati a cavarcela da soli ma chiediamo alle istituzioni di prendere atto della situazione e di fare investimenti sui bacini che hanno bisogno di manutenzione straordinaria, fare investimenti sulle condotte, per ogni litro d’acqua immesso se ne perde la metà. Chiediamo di sostenere la realizzazione di bacini artificiali. Dobbiamo iniziare a considerare l’acqua il bene più importante che abbiamo e fare di tutto per non perderla.
La penuria d’acqua ha costretto diversi allevatori a sopprimere il bestiame, mentre chi ha potuto ha acquistato l’acqua dalle autobotti a proprie spese. Nonostante le promesse, gli invasi rimangono vuoti mentre le associazioni di settore chiedono da mesi che siano messe in funzione le dighe già esistenti e mai collaudate e che siano utilizzati i dissalatori per sfruttare l’acqua di mare.


