PFAS, da una ricerca emerge che ci sono anche in alcuni preservativi

PFAS, da una ricerca emerge che ci sono anche in alcuni preservativi

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Una ricerca condotta negli Stati Uniti ha rilevato la presenza di PFAS nei preservativi. Quali sono i rischi per la salute?

Anche nei preservativi ci sono i PFAS, gli inquinanti eterni che ormai vengono rilevati quasi ovunque. Le sostanze per-e polifluoroalchiliche infatti, sono ampiamente impiegate nell’industria date le proprietà idrorepellenti e oleorepellenti.

Il problema legato a queste sostanze però, è che non si degradano nell’ambiente, finendo per inquinare terreni e acque, ma anche l’organismo umano. Molti studi hanno evidenziato i rischi per la salute legati alla contaminazione da PFAS, come problemi alla fertilità, alla tiroide, tumori.

I PFAS si trovano in padelle di teflon, indumenti impermeabili, imballaggi per alimenti, carta igienica, in alcuni prodotti cosmetici e persino nei preservativi.

Una ricerca condotta dall’organizzazione americana per la tutela dei consumatori Mamavation ha evidenziato i rischi per la salute associati ai profilattici contenenti PFAS. Lo studio, realizzato da un laboratorio certificato EPA, ha analizzato 25 preservativi e 4 lubrificanti di 19 marchi scoprendo che:

  • Il 14% dei campioni testati presentava tracce di PFAS.
  • Per quanto riguarda la categoria dei preservativi, 3 su 25 presentavano livelli rilevabili di fluoro organico superiori a 10 ppm.
  • Per i lubrificanti, 1 su 4 aveva un livello di fluoro organico superiori a 10 ppm.

C’è però una buona notizia. Alcuni marchi, come Durex e SKYN, nei test effettuati da Mamavation non hanno mostrato tracce di PFAS.

PFAS nei preservativi, i rischi per la salute

Ciò che ha destato preoccupazione alla luce di quanto emerso dalla ricerca, è la possibilità di esposizione ai PFAS attraverso le aree con cui entrano in contatto, che sono altamente sensibili. Pene e vagina infatti sono altamente vascolarizzati, ciò significa che possono assorbire più facilmente.

Linda Birnbaum, scienziata emerita ed ex direttrice del National Institute of Environmental Health Sciences e del National Toxicology Program & Scholar in Residence presso la Duke University, nonché professoressa associata presso la University of North Carolina e la Yale University, ha affermato:

“Poiché i preservativi rappresentano un’esposizione alle aree più sensibili del corpo umano, sia per gli uomini che per le donne, consiglierei vivamente all’industria di identificare e rimuovere immediatamente queste sostanze chimiche. La vagina e il pene sono aree incredibilmente vascolarizzate e l’esposizione cutanea a queste aree è spesso maggiore rispetto ad altre parti del corpo”.

È bene ricordare però che il preservativo rappresenta un importante strumento di contraccezione. Oltre a proteggere da gravidanze indesiderate, il profilattico impedisce la trasmissione di malattie sessualmente trasmissibili. Con la crescente attenzione verso l’ambiente degli ultimi anni inoltre, in commercio si trovano anche quelli vegani in lattice naturale, non testati sugli animali. Per quanto riguarda i lubrificanti invece, si sono diffusi quelli biologici, privi di materiali chimici.

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