Il ministro ha parlato anche delle Case Green: “Obiettivi condivisibili ma per l’Italia i tempi sono irrealistici”.
Gilberto Pichetto difende la propria scelta di far tornare l’Italia al nucleare. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, dopo tanti mesi di continue dichiarazione, ha espresso nero su bianco i propri obiettivi, nell’aggiornamento del Pniec inviato alla Commissione europea. Nel corposo e complesso documento del Piano nazionale integrato energia e clima, viene indicato lo scenario dell’11% di nucleare nel mix energetico italiano al 2050. Un obiettivo ambizioso? Non per il ministro.
Intervistato dall’Huffington Post, Gilberto Pichetto ha spiegato che l’11% rappresenta esclusivamente lo scenario minimo. “In realtà, io punto al 22% di nucleare di quarta generazione nel mix energetico nazionale dopo il 2030. Vuol dire 34 miliardi di risparmio ogni anno, vuol dire che per produrre 300 Megawatt di energia green con il nucleare servono dieci ettari, con il fotovoltaico duemila” – ha spiegato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica – “Sostenere che gli italiani si sono già espressi con due referendum sul nucleare, senza specificare che lo hanno fatto su una tecnologia di 60 anni fa, è una fake news. Puntiamo al nuovo nucleare, che non prevede la costruzione di grandi centrali e vede lo Stato come garante e regolatore. Voglio fare di tutto perché i miei nipoti e tutti i giovani italiani possano guardarmi negli occhi senza la lente del pregiudizio e per garantire loro di vivere in un Paese capace di proiettare lo sguardo al futuro e non più con la testa rivolta al passato“.
L’obiettivo dichiarato da Gilberto Pichetto è molto ambizioso, ma è davvero realizzabile? I dubbi sono leciti, dal momento che la tecnologia su cui si vuole puntare, i piccoli reattori modulari (small modular reactors, SMR), al momento viene utilizzata a livello commerciale solo dalla Russia e dalla Cina. Recentemente, è stato reso noto che la Francia, uno dei Paesi Ue più avanzati sul ricorso all’energia atomica, ha dovuto rallentare sullo sviluppo dei reattori modulari per via di alcuni problemi di natura tecnica. Sicuramente, i primi SMR in Francia non saranno disponibili e operativi prima del 2030. E questa è la più rosea delle previsioni.
Ospite di un evento ad Asiago, il ministro aveva anche risposto ad alcune domande di Maurizio Molinari (direttore de La Repubblica), Alessandro De Angelis e David Parenzo. Uno dei temi affrontati è quello, complesso e delicato per l’Italia, della direttiva Case Green. “Siamo d’accordo sull’efficientamento energetico dei fabbricati italiani, ma non sulla tabella di marcia. Dobbiamo avere un quadro chiaro e inquadrare il percorso migliore, ma abbiamo 21 milioni di case sotto la classe D. Con il 110%, che ha messo in seria crisi le casse dello Stato, ne abbiamo sistemate 500mila” – ha spiegato Gilberto Pichetto – “Noi abbiamo questo obiettivo, ma non con le tempestiche dettate dall’Europa, impossibili da seguire anche se le case da efficientare fossero 4-5 milioni“.
Sul quadro di partenza dell’Italia, molto indietro rispetto agli altri Paesi dell’Unione europea, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha ragione. I bonus edilizi introdotti dal Decreto Rilancio (e non solo il Superbonus), a distanza di oltre quattro anni appaiono come una grande occasione persa. La mancanza di controlli a monte, e i continui cambi di regole in corsa (con tutti i governi, compreso quello attuale), hanno penalizzato le imprese e i committenti e danneggiato le casse dello Stato, senza riqualificare adeguatamente il patrimonio edilizio italiano.
Inoltre, come ha spiegato anche l’ingegner Ivan Roselli, ricercatore di ENEA esperto di protezione sismica, il nostro Paese avrebbe avuto bisogno di interventi più mirati e integrati di riqualificazione energetica e sismica al tempo stesso. L’ingegner Roselli ha ricordato come la maggior parte degli edifici italiani, costruiti negli anni del boom economico e in quelli immediatamente successivi, appare decisamente più datata rispetto alla media del patrimonio edilizio europeo.
Purtroppo, in alcuni casi, l’efficientamento energetico ha comportato addirittura una riduzione della capacità di resistere ai terremoti di alcuni edifici, alcuni dei quali storici se non antichi.


