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Apicoltura in ginocchio. Già sfumato il 50% della produzione 2024

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Apicoltura in ginocchio a causa della crisi climatica. Continua il lungo elenco delle realtà produttive italiane che denunciano i danni causati dalle condizioni climatiche estreme raggiunte nel nostro Paese.

Quest’anno si calcola che la produzione di miele calerà almeno del 50%. La siccità al Sud e le piogge straordinarie che hanno interessato il Nord hanno azzerato le fioriture lasciando le api senza fiori da impollinare. Gli apicoltori sono così costretti a ricorrere alla nutrizione di soccorso, aumentando di molto i costi di produzione.

In un incontro al Masaf le principali sigle di rappresentanza del settore, Miele in Cooperativa, Federazione apicoltori italiani e Unapi, chiedono sostegni economici per superare l’emergenza e una valorizzazione del ruolo dell’apicoltura come attività che favorisce la biodiversità e gli equilibri ecosistemici.

Riccardo Terriaca di Miele in Cooperativa ha partecipato all’incontro presso il ministero dell’Agricoltura e racconta a TeleAmbiente le richieste del settore al governo: “È una situazione complicata, veniamo da una stagione in cui l‘Italia è spaccata in due con precipitazioni continue al Nord si contrappongono a un clima africano a Sud. In entrambi i casi è una situazione difficile per le api che sono allo stremo, hanno prodotto pochissimo e a macchia di leopardo, adesso necessitano di interventi particolari per tutelarne il benessere.”

“L’apicoltore -continua Terriaca- deve sopperire alla mancanza di alimento che è l’effetto dei cambiamenti climatici che stanno stravolgendo gli habitat delle api. Le api in questo periodo dovrebbero essere impegnate quotidianamente nel raccolto di nettare, acqua e polline per prepararsi ad affrontare i rigori invernali. Invece al Sud ci sono deserti vegetativi con solo paglia e le api non riescono a raccogliere nulla e al Nord, con le precipitazioni continue, le fioriture sono state danneggiate. L’apicoltore deve intervenire con tecniche particolari e nutrizione di soccorso ciò significa affrontare impegni economici gravi da sostenere in un periodo i cui non ci sono incassi.

Le stime sono negative, in primavera i crolli di produzione hanno superato l’80% della produzione, in estate in alcuni areali si è riuscito a produrre qualcosa in altri c’è stato un crollo del 40-50%. È sicuramente un’altra annata difficile e la produzione non sarà superiore al 50% delle attese.

La richiesta al ministero

“Chiediamo al ministero dell’Agricoltura un intervento straordinario per aiutare le aziende che ricavano dall’apicoltura tutta la loro fonte di sostentamento e che oggi sono a rischio di sopravvivenza.”

Rischio ingresso miele extraeuropeo contraffatto

“È risaputo che il miele è uno dei prodotti alimentari a più alto rischio adulterazione, la nuova direttiva miele produrrà degli effetti solo tra qualche anno con l’introduzione del luogo d’origine in etichetta. Oggi siamo invasi dal prodotto estero a costi per noi insostenibili perché ottenuto in mancanza di regole di sicurezza alimentare e di etica del lavoro, prodotto a forte dubbio di adulterazione che sta soffocando le aziende che producono qualità e per questo devono sostenere dei costi elevati.

Deve cambiare la narrazione del miele

Il mondo produttivo dovrà fare una profonda riflessione sulle tecniche da adottare nel futuro che devono tenere conto dei contesti ambientali cambiati, nello stesso tempo siamo impegnati a fronteggiare le difficoltà di mercato. Dobbiamo modificare la narrazione del miele che non può più essere considerato solo un alimento salubre, che non può mancare a tavola, ma deve diventare strumento di biodiversità, di attenzione all’ambiente. Chi compra e consuma un vasetto di miele fa bene a se stesso ma soprattutto fa bene all’ambiente.” Conclude Terriaca.

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