I contributi da versare variano in base all’età e al sesso degli esemplari e alla provenienza dei cacciatori. Ma NON andranno a finanziare i Comuni, le comunità locali o gli enti di gestione delle aree protette.
Non smette di far discutere la delibera approvata dalla Regione Abruzzo per l’abbattimento di 469 cervi in provincia dell’Aquila. Come ha denunciato per primo il Wwf, nella delibera approvata dalla Giunta presieduta da Marco Marsilio, c’è anche una serie di indicazioni e anche un tariffario di caccia. Si tratta di un contributo economico che i cacciatori assegnatari degli esemplari da uccidere dovranno versare all’Ambito Territoriale di Caccia di riferimento.
Le tariffe cambiano in base all’età e al sesso dei cervi abbattuti e alla provenienza del cacciatore. Si va da 50 euro per i cuccioli di età inferiore ai 12 mesi, 100 euro per le femmine giovani e adulte, 150 euro per i maschi giovani e 250 per i maschi adulti. La tariffa aumenta se i cacciatori non sono residenti in Abruzzo e può arrivare fino ad un massimo di 600 euro per i cervi maschi adulti. Il Wwf denuncia anche che i destinatari di questi fondi non saranno le singole comunità, il mondo agricolo, i Comuni o gli enti che gestiscono le aree protette, bensì gli Ambiti Territoriali di Caccia: “Organismi sostanzialmente gestiti dai cacciatori che si appropriano, facendone profitto, della fauna selvatica che dovrebbe essere patrimonio di tutti! Guarda caso, gli stessi ATC che hanno svolto il monitoraggio per stabilire la densità degli animali, sono quelli che organizzano il prelievo e alla fine presentano pure il conto!“.
Il Wwf denuncia anche un altro aspetto: quello della densità dei cervi. L’Ispra, che rilascia i pareri per gli interventi sulla fauna selvatica, indica come valore-soglia per autorizzare la caccia di selezione i due capi per km². Nei due territori dell’Aquilano interessati dalla delibera, la densità è pari a 2,58 e 2,39 capi/km². Un valore troppo poco superiore a quello soglia, secondo il Wwf: “Basti pensare che nell’Appennino Tosco-Emiliano, una delle poche aree al di fuori delle Alpi dove si fanno prelievi, la densità degli ungulati è di 12 capi per km². Anche volendo prendere per buoni i dati presentati dalla Regione, quindi, la presenza di cervi non è affatto così alta da giustificare la strage che si sta per compiere“.
Anche per questo, il Wwf ha lanciato una petizione on-line con una raccolta firme per chiedere alla Regione Abruzzo di sospendere la delibera. Il caso ha superato rapidamente i confini regionali per assumere dimensioni nazionali e rischia anche di creare, seppur con proporzioni decisamente inferiori, un’altra incrinatura nel governo dopo le divergenze di vedute sullo ius scholae tra Lega e Fdi da una parte e Forza Italia dall’altra. Roberta Della Casa, consigliere regionale del Lazio e vicesegretaria romana forzista, ha infatti criticato la decisione di Marco Marsilio: “Non è accettabile, gli animali vanno tutelati e la natura è patrimonio comune e inestimabile. L’Abruzzo è la più grande area naturalistica d’Europa, dove vive una fauna unica, con specie a rischio estinzione che qui trovano riparo e caratterizzano la zona. Auspico che la Giunta torni sui suoi passi al più presto“.
Fermamente contrari al piano della Regione Abruzzo anche alcuni esponenti nazionali del Movimento 5 Stelle, radunati nel Comitato 2050: Ilaria Fontana, Alessandro Caramiello, Carmen Di Lauro, Daniela Torto, Gisella Naturale e soprattutto l’ex ministro dell’Ambiente, Sergio Costa. “Il piano di gestione è inappropriato e contrario a qualsiasi principio di tutela della fauna selvatica, ma è anche una mercificazione che non possiamo accettare. In questo momento storico la tutela dell’ambiente e della biodiversità dovrebbe essere una priorità assoluta, il presidente Marsilio ritiri la delibera e tutte le forze politiche e sociali si uniscano a noi in questa richiesta, per garantire una gestione della fauna selvatica improntata a criteri di sostenibilità e rispetto della vita animale“, si legge in una nota.
La decisione della Regione Abruzzo, sostenuta con forza dalle principali associazioni e confederazioni di agricoltori, viene motivata con la necessità di trovare un equilibrio tra la stessa fauna selvatica. Una presenza eccessiva di cervi, infatti, indurrebbe l’orso bruno marsicano ad uscire dal proprio areale, causando anche fatti come quello di pochi giorni fa, quando un grosso allevamento di Goriano Valli ha riportato danni per diverse decine di migliaia di euro, tra capi di bestiame uccisi, mezzi e strutture distrutti, in seguito all’assalto di un plantigrado.
Intanto, però, dopo la delibera approvata dalla Regione Abruzzo, in quegli stessi territori o a breve distanza continuano a verificarsi episodi che confermano come la convivenza tra l’uomo e la fauna selvatica sia sempre più delicata e difficile. Nei pressi di Castel di Sangro, sulla strada statale 652, un cervo è stato investito e ucciso da un’auto. I due occupanti del mezzo sono rimasti illesi e la carcassa era rimasta a lungo ai margini della strada. Poche ore dopo, sono state asportate le corna del cervo, in circostanze ancora poco chiare su cui stanno cercando di far luce i carabinieri forestali. Luciano Sammarone, direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, ha spiegato: “Non c’è una norma che vieta il commercio delle corna dei cervi, ma tale circostanza fa pensare ad un’asportazione illegale“.


