Sostanze tossiche e metalli pesanti negli assorbenti femminili. Un nuovo test torna a far parlare della presenza di queste componenti in molte marche di tamponi.
L’indagine della rivista tedesca ÖKO-TEST ha messo sotto la lente d’ingrandimento 23 marchi di tamponi in commercio in Germania. Sulla scia di quanto emerso dalla recente ricerca dell’Università di Berkeley proprio sugli assorbenti interni, da cui è risultato che in 30 tamponi di 14 brand erano presenti 16 differenti metalli (tra cui piombo, arsenico e cadmio), il nuovo test ha cercato le stesse sostanze.
Dall’analisi effettuata, che ha testato la presenza dei 16 elementi dello studio americano più l’antimonio, è emerso un risultato in parte rassicurante. Il test è stato effettuato su tamponi disponibili sul mercato tedesco di misura “normale” o “media” e di marchi presenti nei supermercati e nei negozi di prodotti per la casa, come “Be She Tampons” di Penny, “Jessa Tampons” di DM, o.b. Organic Tampons di Johnson&Johnson
Quasi tutte le sostanze sono state rilevate nei tamponi, ma in quantità inferiori rispetto a quelle identificate dallo studio americano. Negli assorbenti interni ci sono quindi piombo, cadmio e arsenico, ma l’Istituto Federale Tedesco per la Valutazione dei Rischi (BfR) ha dato il suo via libera.
“Anche se i metalli pesanti venissero rilasciati al 100% dai tamponi e assorbiti al 100% nell’organismo attraverso la mucosa, il loro apporto sarebbe trascurabile rispetto all’inquinamento proveniente da altre fonti come cibo, acqua potabile, polvere domestica, traffico, industria, etc.”, ha spiegato il BfR.
Metalli pesanti nei tamponi, l’appello ai produttori per ridurre le sostanze
Viene però da chiedersi in quali e quante di queste sostanze vengano assorbite dalla mucosa vaginale. Secondo le indagini di ÖKO-TEST, i risultati legati al rilascio di metalli dai tamponi non destavano preoccupazione.
In base ad alcuni studi statunitensi, in certe condizioni le sostanze possono essere rilasciate dai tamponi. Mancano però studi su come i metalli vengano assorbiti dalla mucosa vaginale, ha spiegato alla rivista tedesca a chimica Kathrin Schilling della Columbia University, coinvolta nello studio. “Ciò è particolarmente problematico con il piombo, per il quale non esistono valori che possano essere classificati come sicuri e innocui.”
Servirebbe quindi una maggior trasparenza da parte dei produttori, oltre all’impegno di ridurre ulteriormente i livelli di metalli pesanti come chiesto dal BfR.
L’associazione professionale dei ginecologi (BVF) chiede alle aziende di dichiarare la composizione dei prodotti mestruali per consentire a chi utilizza i tamponi di acquistare in modo consapevole.
Anche perché di sostanze chimiche potenzialmente pericolose negli assorbenti ce ne sono diverse, tra cui anche pesticidi come il glifosato, trovato nell’indagine di “60 million de consommateurs“.


