Come stanno laghi, fiumi e acque costiere in Europa Il nuovo report dell'EEA

Come stanno laghi, fiumi e acque costiere in Europa? Il nuovo report dell’EEA

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Il nuovo report dell’EEA presenta lo stato delle acque in Europa. I dati mostrano che la situazione è molto al di sotto degli obiettivi di qualità da raggiungere nel 2015.

Lo stato delle acque in Europa non è dei migliori. Il Vecchio Continente è ancora molto lontano dal raggiungere gli obiettivi di miglioramento della salute delle acque secondo le norme UE. A dirlo è il nuovo report dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) “Lo stato dell’acqua in Europa nel 2024: la necessità di una migliore resilienza idrica”.

Fiumi, laghi, acque costiere e falde acquifere sono messi a dura prova da inquinamento, degrado dell’habitat, cambiamento climatico e l’eccessivo sfruttamento delle risorse d’acqua dolce. Il report fornisce un quadro tutt’altro che positivo sulla situazione dei bacini europei e sottolinea la necessità di migliorare la gestione delle acque per aumentare la resilienza idrica.

La principale causa delle condizioni attuali dei bacini deriva dall’agricoltura. Il settore infatti, è quello che sfrutta maggiormente l’acqua in tutta Europa. Inoltre, l’uso intensivo di pesticidi e nutrienti va a peggiorare l’inquinamento delle acque. Gli ecosistemi acquatici sono gravemente colpiti da queste sostanze chimiche e dall’inquinamento atmosferico derivante dalla produzione di energia fossile.

Nel 2021, a raggiungere uno stato idrico “buono” o “elevato” – secondo i dati comunicati dagli Stati membri Ue – è stato solo il 37% dei corpi idrici superficiali europei e solo il 29% ha raggiunto uno stato chimico “buono” nel periodo 2015-2021.

“La salute delle acque europee non è buona. Le nostre acque affrontano una serie di sfide senza precedenti che minacciano la sicurezza idrica dell’Europa”, lancia l’allarme Leena Ylä-Mononen, direttore esecutivo dell’EEA. “Dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per ripristinare la salute dei nostri preziosi fiumi, laghi, acque costiere e altri corpi idrici e per assicurarci che questa risorsa vitale sia resiliente e sicura per le generazioni a venire”.

Acque in Europa, ecco perché solo il 29% è in buono stato

Ma perché la percentuale di acque superficiali in buono stato è così bassa? Secondo il report, se non venissero considerati gli inquinanti di lunga durata (come ritardanti di fiamma, mercurio, PFOS) a raggiungere uno stato chimico buono sarebbe l’80% delle acque.

acque superficiali europa EEA
Pressioni principali sulle acque superficiali in Europa. Fonte: report EEA: “Lo stato dell’acqua in Europa nel 2024: la necessità di una migliore resilienza idrica”

Per quanto riguarda le acque sotterranee invece – che forniscono due terzi dell’acqua potabile in UE e supportano ecosistemi come zone umide e fiumi – ad essere in buono stato chimico è il 77% del corpo idrico. Gli inquinanti, anche in questo caso, sono pesticidi e nitrati. La quantità dell’acqua invece è buona per il 91% delle falde.

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Pressioni principali sulle acque sotterranee in Europa. Fonte: report EEA: “Lo stato dell’acqua in Europa nel 2024: la necessità di una migliore resilienza idrica”

I problemi di inquinamento però restano. L’Europa finora è riuscita a limitare ulteriori danni, ma non ci sono stati dei miglioramenti complessivi dall’ultimo ciclo di monitoraggio nel 2018.

L’azione comunitaria stabilita dalla Direttiva sulle acque del 2000, aveva previsto come obiettivo ambientale principale il raggiungimento del buono stato/potenziale di tutti i corpi idrici entro il 2015, con proroga fino al 2027. Se l’andamento dei progressi continuerà al ritmo attuale, anche questa scadenza non verrà rispettata.

Qualità dell’acqua in Europa, come migliorare la resilienza idrica

L’Agenzia Europea dell’ambiente (EEA) suggerisce nel report alcuni passi da intraprendere per migliorare la resilienza idrica. A cominciare dallo stressi idrico in agricoltura, nell’industria e in casa, riducendo l’uso dell’acqua e migliorandone l’efficienza. Inoltre, definire obiettivi basati sulla riduzione della domanda di acqua e sul risparmio idrico potrebbero aiutare l’azione e rendere più semplice il monitoraggio dei progressi.

Anche l’inquinamento deve essere prevenuto, secondo gli obiettivi del piano per l’inquinamento zero dell’UE. Ripristinare le zone umide e riconnettere i fiumi con le rispettive pianure alluvionali può dar vita ad ecosistemi più sani e ricchi di biodiversità.

Agire per migliorare la resilienza idrica diventa ancora più urgente se si pensa all’intensificazione dei fenomeni estremi a causa del cambiamento climatico, come le due alluvioni che hanno colpito l’Europa centrale e l’Italia lo scorso settembre.

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