“Italia, Europa, mondo, le sfide dell’agricoltura” questo il titolo che Confagricoltura ha voluto dare alla sua assemblea invernale. Un’occasione per ribadire quali sono le sfide globali e locali che vedono il mondo dell’agricoltura impegnato nel difficile compito di crescere in un contesto caratterizzato dagli effetti della crisi climatica e dalle guerre alle porte dell’Europa.
L’assemblea invernale di Confagricoltura si è tenuta presso il Palazzo della Cancelleria, a Roma ed ha riunito i principali attori del settore.
Fondamentali per il presidente, Massimiliano Giansanti, saranno tanto la risposta alle emergenze sanitarie che hanno investito gli allevamenti italiani quanto, al contempo, la capacità di farsi trovare preparati a rispondere alle possibili crisi internazionali innescate dal nuovo corso legato alla presidenza Trump e dagli assestamenti geopolitici a est dell’Europa. “La peste suina mette a rischio una filiera che vale il 2% di quella italiana, spero fortemente che in assestamento della legge di bilancio il governo possa trovare delle risorse. Non si tratta di trovare coperture ma di giocarci il futuro di un settore fondamentale. Altrettanto sulla definizione delle attività che l’agricoltura può fare in un quadro in cui la strategicità dell’agricoltura è fondamentale sia negli approvvigionamenti energetici quanto nella sicurezza alimentare. Guardate, quanto sta avvenendo oggi nella ridefinizione della geografia mondiale, soprattutto a Est, deve farci preoccupare. Da una parte gli accordi internazionali; il prossimo ingresso di Trump, futuri accordi probabilmente Tailandia-India e in generale l’impatto economico-politico della Turchia nei Paesi del Medioriente potranno cambiare molte cose.”
È intervenuto in Assemblea anche il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che ha salutato come un successo la mancata riduzione dei giorni di pesca a strascico per l’Italia ottenuta a Bruxelles. Lo stesso ministro ha però ammesso che si tratta di un metodo di pesca dannoso per l’ambiente, infatti, oltre a distruggere la flora e la fauna che incontra danneggia spesso in modo irreversibile la biodiversità marina. Lollobrigida ha risposto ai nostri microfoni: “Problematica è stata la riduzione del 23% in dieci anni delle nostre marinerie, il 50% in poco più di 30 anni, desertificazione dei territori, indebolimento dell’economia italiana in particolare, ma europea tutta, in un mare in cui non peschiamo solo noi ma anche Paesi terzi che vedono corrispondere al disarmo delle nostre marinerie l’armamento di nuovi natanti con l’età media di 10 anni delle loro imbarcazioni.”
“È logico – continua Lollobrigida, che spiega perché l’Italia ha chiesto e ottenuto che la quota di pesca a strascico assegnata al nostro Paese non venisse ridotta come previsto- visto che non si arriva a una definizione del miglioramento dell’ambiente solo con la riduzione dello sforzo di pesca per l’Europa ma certamente si arriva all’indebolimento dell’economia con l’import di pesce che viene pescato da quelli che non rispettano le regole. Partiamo da questo e razionalizziamo. Quello che abbiamo chiesto all’Europa è di avere un atteggiamento basato su dati scientifici certi, che ad oggi non ci sono, tant’è vero che se si parte da una proposta che in modo inopportuno è stata fatta dalla burocrazia europea a prescindere dalla Commissione frutto di elezioni, quattro giorni prima l’insediamento del Commissari. Da questo siamo partiti, l’Italia ha contestato, non da sola ma insieme a Francia, Spagna e altre nazioni, che si doveva cercare di contemperare la protezione dell’ambiente con la protezione anche delle attività umane tra le quali la pesca dal nostro punto di vista è fondamentale per tanti aspetti compreso quello di garantire la sovranità alimentare che viene messa in discussione quando mancano catene di approvvigionamento certe che i nostri pescatori garantiscono. L’Italia ha dimostrato che i nostri pescatori hanno fatto più sforzi di altri per proteggere il sistema ittico e che era giusto dargli la possibilità di respirare.”


