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Amazon, dalle consegne in meno di 15 minuti a quelle con i droni. E l’ambiente?

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Amazon vuole rendere le sue consegne ancora più rapide e vuole spopolare anche nel settore low cost. Una buona notizia per l’ambiente? No. I droni aiuteranno l’ambiente?

Consegne di generi alimentari e altri articoli essenziali in soli 15 minuti. Il colosso dell’ecommerce Amazon parte con la prima sperimentazione a Bengaluru, in India.

I prodotti che arriveranno alla porta di casa in meno di un quarto d’ora saranno quelli del catalogo Amazon Fresh, ovvero cibi, frutta e verdura, bevande, generi di drogheria. Il mercato indiano dell’e-commerce alla fine del 2022 è stato valutato pari a 70 miliardi di dollari ed è destinato a raggiungere entro la fine del decennio i 325 miliardi di dollari (dati Deloitte).

Non è però la prima sfida intrapresa da Amazon che quest’anno ha voluto puntare anche sul low cost, sfidando i due colossi del fast fashion Shein e Temu. Solo negli Stati Uniti, per ora, è arrivato Amazon Haul, lo store online di vestiti, prodotti di elettronica e per la casa, venduti a cifre particolarmente convenienti (sotto i 20 dollori), un modello già adottato dalle controparti cinesi Shein e Temu in continua ascesa.

In sintesi, Amazon vuole rendere le sue consegne ancora più rapide e vuole spopolare anche nel settore low cost. Una buona notizia per l’ambiente? No. Consegne più veloci e prezzi più bassi non fanno altro che incentivare gli acquisti compulsivi, creando più rifiuti e più emissioni. Per non parlare poi del problema dei resi online. Una recente indagine condotta dall’Unità Investigativa di Greenpeace Italia che per quasi due mesi, in collaborazione con la trasmissione televisiva Report, ha tracciato i viaggi compiuti da alcuni capi d’abbigliamento del settore del fast fashion acquistati e reso gratuito tramite piattaforme di e-commerce.

Per condurre l’indagine, sono stati acquistati 24 capi d’abbigliamento del fast-fashion sulle piattaforme e-commerce di otto tra le principali aziende del settore: Amazon, Temu, Zalando, Zara, H&M, OVS, Shein e ASOS. Abiti venduti e resi più volte, e pacchi di vestiti che viaggiano anche per decine di migliaia di chilometri tra l’Europa e la Cina, senza costi per l’acquirente e con spese irrisorie per l’azienda produttrice, ma con enormi danni ambientali. E’ stato stimato che l’impatto medio del trasporto di ordini e resi è risultato pari a 2,78 kg CO₂ equivalente: il packaging incide per circa il 16% su queste emissioni. In media, per il confezionamento di ogni pacco sono stati usati 74 g di plastica e 221 g di cartone. Prendendo come esempio l’impatto di un paio di jeans (del peso medio di 640 g), il trasporto del capo ordinato e reso comporta un aumento di circa il 24% delle emissioni di CO₂. Il costo medio del carburante per il trasporto è stimato in 0,87 euro.

Ci sono intanto realtà che puntano sì su consegne veloci, ma utilizzando bici, cargo bike e supportando le realtà locali. Stiamo parlando dell’app di moda NIFT.

Consegne Amazon con i droni, ridurranno l’impatto ambientale?

In Italia Amazon resta prima il primo ecommmerce in classifica (dati Yocabè). Ed è proprio in Italia che Amazon, così come aveva annunciato nel 2023, ha effettuato le prime consegne con il drone.

Il test è stato effettuato nei giorni scorsi in Abruzzo, nel territorio di San Salvo. La consegna con il drone ha visto decollare e atterrare MK-30 che in modo autonomo realizza il compito assegnato grazie al programma di computer vision Amazon che permette di evitare gli ostacoli. L’Italia sperimenta, quindi, per prima in Europa il servizio di consegne con i droni.

Amazon Prime Air in Italia sarà davvero un’opportunità per migliorare la qualità della vita grazie all’utilizzo di tecnologie che riducono l’impatto ambientale e incrementano l’efficienza delle consegne? Staremo a vedere. Con il successo di questo primo test, il prossimo obiettivo di Amazon è lanciare ufficialmente il servizio nel 2025.

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