Tsunami nel Mediterraneo Il riscaldamento globale ne aumenta il rischio

Tsunami nel Mediterraneo? Il riscaldamento globale ne aumenta il rischio

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Tsunami nel Mediterraneo: il cambiamento climatico e l’innalzamento del mare amplificano i rischi per le coste, secondo uno studio dell’INGV.

Il riscaldamento globale può aumentare il rischio tsunami nel Mediterraneo. A dirlo è un gruppo di ricercatori dell’INGV, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia che ha recentemente pubblicato i risultati di una ricerca sulla rivista scientifica “Scientific Reports”.

Ma qual è il nesso tra questi due fenomeni apparentemente non collegati tra di loro? Sappiamo bene che gli tsunami sono onde anomale che si generano da un rapido spostamento di una grande quantità d’acqua, solitamente nell’oceano, ma talvolta anche in mari o laghi.

Spostamenti d’acqua causati il più delle volte da terremoti ed eruzioni vulcaniche. Sia i primi che le seconde, però, non sono affatto collegate al riscaldamento globale né alla crisi climatica in corso. E allora perché il rischio tsunami aumenta all’aumentare del riscaldamento globale?

Il collegamento tra tsunami e riscaldamento globale

Come ormai sappiamo, l’utilizzo da parte dell’essere umano di combustibili fossili – cioè petrolio, gas e carbone – provoca emissioni di gas a effetto serra (come la CO2 o il metano) che provocano un aumento generalizzato delle temperature terrestri (il cosiddetto riscaldamento globale).

Temperature più alte comportano – come ormai stiamo tristemente imparando sulla nostra pelle – conseguenze sul clima aumentando sia la frequenza che l’intensità di fenomeni meteo estremi come nubifragi, tornado, grandinate e siccità.

Ma per comprendere qual è il nesso tra gli tsunami e il riscaldamento globale dobbiamo andare a guardare a un’altra conseguenza di quest’ultimo: l’aumento del livello del mare.

Temperature sempre più alte causano lo scioglimento dei ghiacciai immettendo più acqua in forma liquida nei mari.

Tsunami e riscaldamento globale: tutta colpa dell’innalzamento del mare

Attualmente, il livello del mare cresce a un ritmo di circa 4 millimetri all’anno, ma si prevede un’accelerazione nei prossimi decenni. Secondo le proiezioni dell’IPCC, (Intergovernmental Panel on Climate Change), cioè un gruppo di esperti internazionali che lavorano sui temi del cambiamento climatico per conto dell’ONU, entro la fine del secolo il livello medio globale del mare potrebbe salire fino a 1,1 metri rispetto ai livelli attuali.

Questo fenomeno rappresenta un grave rischio per le coste mediterranee, dove vivono oltre 150 milioni di persone.

“Alla fine di questo secolo, il livello del mare potrebbe aumentare significativamente il rischio per le popolazioni costiere del Mediterraneo, e questo è un problema che non possiamo sottovalutare”, ha spiegato Marco Anzidei, ricercatore dell’INGV e coordinatore del progetto Savemedcoasts2 nel cui ambito è stata effettuata la ricerca.

Movimenti geologici e subsidenza, una minaccia aggiuntiva

Oltre all’innalzamento del mare, i ricercatori hanno analizzato l’impatto dei movimenti verticali delle coste, come la subsidenza. Questo fenomeno, che comporta l’abbassamento del suolo, amplifica gli effetti locali del cambiamento climatico, aggravando ulteriormente il rischio tsunami.

“Nello studio abbiamo considerato come i movimenti geologici possano sommarsi all’innalzamento del livello del mare, aggravando il rischio nelle zone dove il suolo tende ad abbassarsi”, ha commentato Anita Grezio, ricercatrice dell’INGV e prima autrice dello studio.

Proiezioni future, un incremento del rischio

Le mappe realizzate dai ricercatori mostrano che, entro i prossimi 50 anni, la probabilità di tsunami con onde che causano inondazioni di 1-2 metri potrebbe aumentare dal 10% al 30%. Questo incremento è particolarmente preoccupante per le coste più basse del Mediterraneo, una delle aree più densamente popolate al mondo.

tsunami e clima

La ricerca dell’INGV, dunque, fornisce anche strumenti fondamentali per la pianificazione e la gestione dei rischi nelle aree costiere. Integrando scenari futuri che tengono conto sia del cambiamento climatico che dei fenomeni geologici, è possibile migliorare le strategie di mitigazione e adattamento.

“La nostra ricerca fornisce nuovi strumenti per valutare il pericolo tsunami, fondamentali per proteggere le popolazioni costiere del Mediterraneo”, ha concluso Anita Grezio.

 

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