La vittima deceduta a causa dell’influenza aviaria aveva più di 65 anni, soffriva di altre patologie respiratorie ed era ricoverata da dicembre 2024.
Primo uomo morto a causa dell’influenza aviaria negli Stati Uniti d’America. A confermare il decesso collegato alla malattia infettiva è stato il Louisiana Department of Health. La vittima aveva più di 65 anni, soffriva di patologie respiratorie ed era ricoverata da dicembre 2024. “Fin dall’inizio, le sue condizioni sono state critiche“, hanno dichiarato i medici.
The first bird flu death in the U.S. has been reported in Louisiana. The patient, who was over age 65 with underlying medical conditions, was exposed to a non-commercial backyard flock of birds. @ErielleReshef reports. https://t.co/lNfsdOlVud pic.twitter.com/YbP9p0BBUV
— World News Tonight (@ABCWorldNews) January 7, 2025
Secondo lo staff della struttura sanitaria, l’uomo ha contratto il virus H5N1 dopo avere interagito con uccelli domestici e selvatici. Un comportamento sbagliato che, nonostante gli appelli della comunità scientifica, sembrerebbe essere rimasto inascoltato.
Nessun allarme, però, a detta delle Autorità Locali. “Il rischio per la salute pubblica derivante dalla patologia rimane “basso”“, hanno sottolineato i Centers for Disease Control and Prevention. Tra i consigli per evitare il contagio, l’allontanamento da animali feriti o malati, il consumo di carne ben cotta e lo stop all’utilizzo di latte crudo considerato, da uno studio pubblicato sul “New England Journal of Medicine”, un pericolosissimo vettore di diffusione della malattia infettiva.
Intanto, Europa e Stati Uniti d’America stanno continuando a lavorare per acquisire o produrre vaccini contro una possibile pandemia di influenza aviaria. “Negli allevamenti i nuovi virus, che emergono da serbatoi selvatici, possono trovare una “cassa di risonanza” utile a replicarsi per arrivare all’essere umano”, aveva spiegato a Teleambiente il virologo Giacomo Gorini.
Uomo morto di influenza aviaria negli USA, Bassetti: “Segnale preoccupante”
“Credo che la cosa più importante è che il paziente non si è contagiato con i bovini, bensì con un uccello domestico. Una situazione molto diversa rispetto agli episodi tra gli operatori degli allevamenti da vacche da latte. Oggi negli Stati Uniti d’America l’influenza aviaria è un problema con 60 casi umani accertati nel 2024 e un primo decesso umano confermato nel 2025. Per fortuna ancora non c’è stato un episodio di trasmissione interumana. Prima o poi, però, quest’ultimo arriverà“, ha dichiarato all’Adnkronos l’infettivologo e direttore della Clinica Malattie Infettive dell’IRCCS Ospedale “San Martino” di Genova, Matteo Bassetti.
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Uomo morto di influenza aviaria negli USA, Andreoni: “Massima sorveglianza”
“Negli Stati Uniti d’America il primo decesso umano correlato al virus H5N1 desta molta preoccupazione. Certo, si trattava di una persona anziana e fortemente debilitata per patologie pregresse (…). Tuttavia, nessuno vuole vestire i panni di Cassandra ma nemmeno manifestare ottimismo: prima o poi la trasmissione interumana dell’influenza aviaria avverrà. Necessaria la massima sorveglianza. Ora bisogna capire se siamo in presenza di una variante particolarmente aggressiva del virus H5N1“, ha commentato all’Adnkronos il direttore scientifico della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), Massimo Andreoni.
Uomo morto di influenza aviaria negli USA, Capua: “Siamo seduti su una bomba a orologeria”
L’influenza aviaria, se dovesse trasformarsi in una pandemia, potrebbe essere più letale del Coronavirus. A lanciare l’allarme è stata la virologa Ilaria Capua in un editoriale pubblicato sul quotidiano “Corriere della Sera” il 29 novembre 2024. Il virus H5N1, che ha fatto già salti di specie dagli uccelli ai bovini, ha cominciato a infettare gli esseri umani soprattutto negli Stati Uniti d’America. “Siamo seduti su una bomba a orologeria“, ha scritto la dottoressa.
Preoccupante, a detta sua, la scarsa collaborazione della potenza mondiale pronta a essere amministrata ancora una volta da Donald Trump. Il motivo? Gli Stati Uniti d’America avrebbero condiviso poche, o nulle, informazioni scientifiche sui sequenziamenti dell’influenza aviaria riscontrata nelle vacche da latte. Non a caso le industrie zootecniche a stelle e strisce, anziché subire restrizioni sanitarie adeguate per contenere la patologia, stanno continuando a lavorare. È più importante il profitto economico o la salute pubblica? Una domanda che, oggi più che mai, potrebbe essere retorica.
A trasformarsi in pericolosi vettori di contagio, secondo la virologa Ilaria Capua, potrebbero essere gli immigrati illegali assunti come operatori agricoli. Persone che, non potendo andare dal medico a causa della mancanza di un regolare contratto di lavoro, potrebbero contribuire al propagarsi dell’influenza umana o dell’influenza aviaria. “L’incontro fatale tra i due virus potrebbe scatenare una nuova pandemia molto più aggressiva e mortale del Coronavirus“, ha concluso la divulgatrice scientifica.
Prima o poi ci presenterà il conto.#AvianFlu pic.twitter.com/i7NIyN22ms
— Ilaria Capua (@ilariacapua) November 29, 2024


