I PFAS sono più diffusi del previsto lo studio sugli uccelli migratori

I PFAS sono più diffusi del previsto: lo studio sugli uccelli migratori

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Molti di più e molto più diffusi: uno studio sugli uccelli migratori e sul cibo che mangiano rivela una concentrazione di PFAS più alta di quanto rilevato finora.

I PFAS, chiamati anche “inquinanti eterni”, sono sempre più studiati. Negli ultimi anni queste sostanze chimiche molto utilizzate nell’industria sono oggetto di numerosi studi scientifici volti ad analizzare la loro diffusione nell’ambiente e le conseguenze sugli ecosistemi e sulla salute umana.

Uno studio dell’Norwegian University of Science and Technology (NTNU) ha rilevato una concentrazione particolarmente elevata di questi composti chimici negli uccelli migratori, un’ulteriore conferma della loro presenza nell’ambiente a livelli sempre maggiori.

Il gruppo di ricerca internazionale ha analizzato gli uccelli migratori e i molluschi di cui si nutrono. Sono stati prelevati campioni di sangue e fegato da 25 uccelli trampolieri e raccolti campioni da 30 molluschi trovati in aree della Cina dove gli uccelli migratori spesso si fermano per nutrirsi.

“La rotta migratoria tra l’Asia orientale e l’Australasia è un’importante rotta per milioni di uccelli migratori, compresi gli uccelli trampolieri”, ha affermato il professor Veerle Jaspers del Dipartimento di Biologia dell’ateneo norvegese.

Questa rotta migratoria si estende tra la Siberia e l’Asia orientale, fino a gran parte dell’Australia (East Asian Australian Flyway – EAAF). Le popolazioni di molte specie di uccelli su questa rotta, però, sono in declino fino all’8% all’anno.

“Le cause di questi cali della popolazione possono essere diverse, tra cui la perdita di habitat, le alterazioni dell’habitat, i cambiamenti climatici, ma anche l’inquinamento lungo l’EAAF, in particolare nella Cina costiera”, sottolineano gli esperti.

L’obiettivo dei ricercatori era scoprire se l’esposizione alle tossine potesse essere uno dei fattori della diminuzione degli uccelli dalle rotte. Esposizione possibile, proprio come per gli esseri umani, attraverso cibo e acqua.

“La costa della Cina è l’area di ripopolamento più importante per gli uccelli costieri nell’EAAF, dove si nutrono dalle piane di fango soggette alle maree con una dieta a base di molluschi e altri invertebrati bentonici. Allo stesso tempo, questa costa è fortemente influenzata dall’acquacoltura di molluschi e dall’industria, con conseguente contaminazione ambientale, inclusi i PFAS”, spiegano i ricercatori.

Per l’analisi, i ricercatori hanno utilizzato un nuovo metodo chiamato Total Oxidizable Precursor (TOP), sviluppato dalla coautrice dello studio Lara Cioni.

I risultati dello studio

La ricerca e il nuovo metodo di analisi hanno portato notizie sia buone che cattive. La buona notizia è che c’è stato un miglioramento nella rilevazione delle sostanze PFAS grazie ai nuovi metodi di analisi. La cattiva notizia è che se ne stanno trovando di nuovi, provenienti da fonti ancora sconosciute, e in posti in cui non erano mai stati trovati prima.

“L’aumento maggiore si è verificato nei fegati degli uccelli trampolieri. Abbiamo trovato fino a 180 volte più PFAS rispetto a prima“, ha affermato Junjie Zhang, borsista post-dottorato che durante lo studio era affiliato al Dipartimento di Chimica presso la NTNU. “Ciò suggerisce che i metodi precedenti non erano sufficientemente efficaci nel rilevare determinati tipi di PFAS”.

Le sostanze chimiche assorbite dai molluschi che vivono in acque inquinate contribuiscono quindi all’accumulo delle tossine negli uccelli migratori che li ingeriscono. I volatili poi, trasportano le tossine attraverso i continenti, diffondendo ulteriormente gli inquinanti eterni.

“I risultati TOP mostrano un aumento significativo di diversi tipi di sostanze nocive in tutti i campioni”, ha affermato Zhang.

I ricercatori, vista la crescente diffusione di queste sostanze chimiche negli ecosistemi e il fatto che alcune fonti di contaminazione siano sconosciute, evidenziano l’importanza di condurre ulteriori ricerche. “Dobbiamo scoprire di più sulle fonti, ma anche sugli effetti che i PFAS hanno sugli uccelli trampolieri, su altri animali e sugli esseri umani”, ha affermato Jaspers.

PFAS, i danni per la salute

Resistenti ai grassi, all’acqua e alle alte temperature, le sostanze per-e polifluoroalchiliche (PFAS) sono un gruppo di composti chimici che, dagli anni ’50, sono stati sempre più utilizzati nelle produzioni industriali.

Negli imballaggi per alimenti, nelle padelle, nell’abbigliamento impermeabile, nelle vernici e persino nella carta igienica. Queste sostanze si trovano in moltissimi oggetti di uso quotidiano e gli studi hanno dimostrato non solo la loro pervasività e pericolosità per l’ambiente, ma anche per la salute umana.

L’esposizione a queste sostanze infatti, può causare gravi danni alla salute. Essendo degli interferenti endocrini, i PFAS sono correlati al rischio di contrarre alcune forme di cancro femminile (utero, ovaie, seno). Sono poi associati al rischio di tumori ai testicoli, ai reni, a danni alla fertilità e possono favorire alti livelli di colesterolo.

Nel 2023, l’International Agency for Research on Cancer (IARC) ha classificato il PFOA come “cancerogeno per l’uomo” (gruppo 1) e il PFOS come “possibilmente cancerogeno per l’uomo” (gruppo 2B).

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