Reti fantasma, WWF. "Quasi 1 milione di tonnellate all'anno versate negli oceani"

Reti fantasma, WWF: “Quasi 1 milione di tonnellate all’anno versate negli oceani”

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“La metà degli attrezzi da pesca, ritrovati sui fondali delle aree marine protette italiane e zone limitrofe mappate, è costituito da lenze, derivanti da attività di pesca ricreativa”. È questa la conclusione presentata dal WWF dopo tre anni di progetti di mappatura e pulizia dei fondali marini.

Operazioni di Pulizia particolarmente costosa e presto vanificata dal mancato arrestarsi del fenomeno. Le reti, realizzate in nylon, posso impiegare anche 600 anni nel degradarsi, fino a diventare microplastiche che entrano nella catena alimentare attraverso i pesci che le ingeriscono.

In sole quindici giornate di mappatura sono stati recuperati 200 “attrezzi da pesca fantasma”, si tratta di reti, lenze, cime, e altri attrezzi abbandonati o persi in mare. Una volta dispersi questi attrezzi diventano una minaccia per animali e vegetali; pesci, coralli, alghe come la posidonia. Tra le specie particolarmente a rischio il WWF evidenzia le gorgonie note come ventagli di mare, invertebrati simili ai coralli la cui scomparsa minaccerebbe un intero ecosistema.
Le gorgonie creano infatti l’habitat per diverse specie che con la loro scomparsa ne sarebbero private.

Nel 2024, abbiamo censito 91 attrezzi su 350 metri lineari di costa (il 2% della linea di costa dell’Area Marina Protetta di Portofino) ad una profondità media di 40 metri. Abbiamo contato oltre 950 organismi impattati dai 91 attrezzi che abbiamo trovato. Si stima che in 7 km di costa si trovino oltre 1.800 attrezzi abbandonati che coinvolgono oltre 18.000 organismi”, dichiara Bruno Borelli, capofila del Reef Alert Network, che da anni agisce attivamente per la preservazione della biodiversità del mar Mediterraneo.

Nelle Aree Marine Protette la pesca ricreativa è generalmente consentita e regolamentata, ma occorre una maggiore consapevolezza e responsabilità collettiva. La perdita di attrezzi non è un evento trascurabile, bensì una somma di gesti che porta a danni irreversibili. Il lavoro con i pescatori professionisti e ricreativi nell’Area Marina Protetta di Portofino continua per ridurre il rischio di dispersione degli attrezzi da pesca. Nelle prossime settimane organizzeremo degli incontri di formazione in presenza per i pescatori ricreativi, e svilupperemo una piattaforma online dove gli utenti potranno seguire un percorso di e-learning, per aumentare la consapevolezza sugli impatti di questa attività spesso erroneamente considerati trascurabili e l’importanza di adottare buone pratiche.” dichiara Lorenzo Merotto, uno dei responsabili dell’AMP di Portofino.

Gli attrezzi da pesca fantasma rappresentano almeno il 10% dei rifiuti marini. Si calcola quindi che negli oceani ogni anno ne vengano abbandonate tra le 500mila e il milione di tonnellate.

Nel Lazio uno dei luoghi più interessati dal fenomeno è il tratto di mare davanti al porticciolo di Ostia, nelle Secche di Tor Paterno. Lì abbiamo seguito le operazioni di recupero delle reti fantasma organizzate da Marevivo. 

Noi auspichiamo da molti anni il fatto che i pescatori possano segnalare, anche in forma anonima, l’abbandono e la perdita di queste reti che fanno dei danni incredibili”, Massimiliano Falleri, responsabile divisione subacquea di Marevivo

in quell’occasione, Massimo Falleri, responsabile divisione subacquea di Marevivo, che ha coordinato le operazioni di recupero ci ha raccontato come si individua e, successivamente, come si recupera una rete fantasma: “L’individuazione di solito avviene tramite dei subacquei perché ci troviamo in un luogo particolare, siamo all’interno dell’area protetta di Tor Paterno. Dopo la segnalazione dei subacquei inizia un progetto di fattibilità, si capisce se la rete può essere rimossa e si comincia a costruire una squadra per fare un recupero. Si mettono insieme diversi subacquei con dei palloni di sollevamento, delle forbici per togliere tutto quello che è ancorato, e poi si riporta la rete in sicurezza verso la superficie.”

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