Lavori mai realizzati su immobili situati in tre diverse province (Verona, Vicenza e Padova), ma anche falsi contratti d’appalto mai firmati dai committenti. Tutto questo, per monetizzare falsi crediti di imposta e reinvestire i proventi illeciti in altre attività imprenditoriali. La Guardia di Finanza, su disposizione del gip di Verona, ha effettuato un sequestro preventivo, sia diretto che per equivalente, confiscando crediti di imposta, beni e denaro liquido. Denunciati due imprenditori del capoluogo scaligero: ecco quali sono le varie accuse a loro carico.
Una nuova operazione della Guardia di Finanza contro le frodi legate ai crediti di imposta derivanti dai bonus edilizi: questa volta, la truffa scoperta in Veneto è legata al Bonus facciate. I militari del Comando Provinciale di Vicenza, infatti, hanno effettuato un sequestro preventivo, sia diretto che per equivalente, per un valore complessivo di oltre 4 milioni e 600 mila euro. Su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Verona, i finanzieri hanno sequestrato crediti di imposta, beni e denaro liquido al termine delle indagini che hanno interessato tre società, riconducibili a due imprenditori che ora sono indagati per i reati di indebita percezione di erogazioni pubbliche, tentata truffa a danno dello Stato, truffa aggravata per il conseguimento di erogazione pubbliche e autoriciclaggio.
Nello specifico, le indagini si sono concentrate su quanto accaduto tra il 2021 e il 2022, quando due imprenditori edili veronesi, avevano approfittato delle agevolazioni previste dal cosiddetto Bonus facciate attraverso il meccanismo dello sconto in fattura. I due uomini attualmente indagati, infatti, avevano generato e ceduto, ai danni di 26 ignari committenti, falsi crediti di imposta per un ammontare complessivo pari a 4.659.192 euro, dichiarando interventi edilizi mai realmente effettuati su vari immobili, situati in varie zone delle province di Vicenza, Verona e Padova.
Come accade da anni in tutta Italia, le indagini della Guardia di Finanza si concentrano sui possibili illeciti, a tutela non solo delle casse dello Stato, ma anche degli imprenditori onesti che hanno fruito correttamente di tutte le misure agevolative previste per gli interventi disciplinati dal Decreto Rilancio (Decreto Legge n. 34/2020), compreso il Bonus facciate. Le indagini dei finanzieri del Comando Provinciale di Vicenza erano arrivate ad una svolta già nell’estate del 2023. Nel mese di agosto, i militari della Guardia di Finanza avevano attivato la Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Verona per procedere alla sospensione della compensazione di crediti, per circa 450 mila euro, da parte di una delle società coinvolte.
Lo schema della frode ricalca fedelmente quello di altre truffe legate ai bonus edilizi: quei falsi crediti fiscali erano riferiti a lavori mai realizzati, con le due società appaltatrici che erano addirittura del tutto sconosciute ai proprietari degli immobili. Nessuno, infatti, aveva mai commissionato quegli interventi edilizi né firmato i relativi contratti d’appalto. In alcuni casi, invece, le società finite nel mirino della Guardia di Finanza, per generare crediti fiscali fittizi, avevano indebitamente fatto uso dei dati acquisiti in occasione della richiesta di semplici preventivi per la ristrutturazione di immobili da parte dei relativi proprietari. Addirittura, in un caso emerso in fase di indagine, un immobile, oggetto di intervento fittizio, non era mai stato di proprietà del committente indicato dalla documentazione presentata dalle società edilizie.
Solo in alcuni, sporadici casi, i committenti avevano effettivamente sottoscritto un contratto di appalto, ma i lavori erano stati realizzati parzialmente su un solo immobile. Negli altri casi, infatti, gli interventi edilizi non erano mai stati neanche avviati. Oltre alla frode, le Fiamme Gialle hanno scoperto un caso di autoriciclaggio: analizzando i flussi bancari, è emerso che circa mezzo milione di euro, derivante dalla monetizzazione dei falsi crediti di imposta, era stato reimpiegato in altre attività economico-imprenditoriali riconducibili ai due indagati.


