La guerra commerciale avviata dagli Stati Uniti colpisce anche la transizione ecologica europea: nel mirino di Trump c’è il Green Deal, visto come una minaccia strategica per l’economia fossile americana.
La guerra commerciale in corso tra Stati Uniti e resto del mondo apre a una serie di scenari inediti anche sul fronte della lotta alla crisi climatica e della transizione ecologica. Una strategia, quella del presidente Donald Trump, che è assai più ampia e articolata di quanto si potesse pensare nelle prime ore successive all’imposizione dei dazi. E che nasconde motivazioni ben più ampie della semplice tutela del mercato interno.
Dietro quella che può sembrare una “semplice” ostilità commerciale si cela in realtà un intento preciso: impedire che l’Europa possa realizzare pienamente il proprio percorso di decarbonizzazione e, di conseguenza, minacciare il primato delle tecnologie legate alle fonti fossili, pilastri storici dell’economia statunitense. Insomma, uno degli obiettivi di Washington è il Green Deal europeo, cioè quel pacchetto di norme che la precedente Commissione Ue (la prima guidata da Ursula von der Leyen) aveva approvato per decarbonizzare l’economia del Vecchio Continente.
Ma perché Trump ce l’ha con il Green Deal europeo? È una domanda a cui hanno provato a rispondere Giulia Signorelli e Matteo Leonardi, rispettivamente ricercatrice e direttore esecutivo di ECCO, il think tank italiano sul clima.
Il ruolo del Green Deal europeo
Il Green Deal rappresenta per l’Unione europea una svolta fondamentale: una rottura decisa con il passato, con la progressiva eliminazione della dipendenza da fonti fossili a favore di un futuro sostenibile.
Dal 2019, il piano europeo ha già consentito una significativa trasformazione del mix energetico, con il peso dei combustibili fossili nella produzione elettrica che è diminuito del 19% nel 2023, mentre la quota delle rinnovabili ha raggiunto il 44%, in netto incremento rispetto agli anni precedenti.
Secondo il think tank climatico ECCO, questa transizione sta aprendo le porte a una nuova indipendenza energetica e competitività per l’Europa, ma allo stesso tempo rappresenta un rischio strategico per gli Stati Uniti, che vedono nei propri settori energetici e automobilistici un notevole vantaggio competitivo.
Tariffe come strumento di negoziazione
Secondo gli analisti di ECCO, dunque, la tattica americana va intesa in termini di “blocco” del processo di rinnovamento europeo. L’analisi parte da una costatazione: la bilancia commerciale tra Usa e UE è sostanzialmente in pareggio, con un vantaggio dell’UE solamente del 3% del 2023. Eppure l’obiettivo di Trump non è tanto quello di ridurrre il deficit commerciale, quanto piuttosto di imporre una dipendenza energetica a lungo termine. Ma perché? Presto detto.
“Nel dettaglio dei beni – spiegano i due esperti di ECCO – più del 50% dell’export commerciale americano in Europa consiste in prodotti fossili, di combustibili o tecnologie di uso finale: petrolio greggio, prodotti petroliferi, motori, aviazione e gas. Settori fortemente esposti alla transizione climatica sostenuta dagli accordi globali siglati a Parigi e da cui l’amministrazione repubblicana si vuole chiamare fuori”.
E quindi, impedire all’UE di allontanarsi dai combustibili fossili (come previsto dal Green Deal) significa garantirsi un mercato stabile per i propri prodotti tradizionali.
Il contesto italiano e la risposta europea
Sul fronte italiano, in un clima di incertezza e preoccupazione, il Governo guidato da Giorgia Meloni ha varato misure straordinarie per fronteggiare la crisi energetica e il clima di pressione commerciale.
Con uno stanziamento di 25 miliardi di euro destinati alle imprese e ai settori più vulnerabili, il governo intende non solo garantire la sicurezza energetica, ma anche difendere il percorso di rinnovamento previsto dal Green Deal. Anche in Italia si discute dell’opportunità di allentare, in via negoziale, gli effetti del Green Deal per “riequilibrare” la bilancia commerciale, sebbene questa prospettiva venga vista come un rischio per la futura indipendenza energetica del continente.
Domani (17 aprile) è il giorno dell’attesissimo incontro alla Casa Bianca tra le premier italiana Giorgia Meloni e il presidente americano Donald Trump.
Scrivono gli esperti di ECCO: “Verosimilmente una parte del mandato di Meloni da parte dell’Europa riguarderà l’energia, con il gas come possibile carta negoziale. Da parte dell’Europa, secondo le parole del commissario europeo per l’Energia Jorgensen, laddove è manifesto l’interesse per acquisti di GNL americano, non vi è intenzione di offrire alcun allentamento del Green Deal. Proprio la strategia aggressiva dell’Amministrazione Trump ha ulteriormente evidenziato come per l’Europa, il Green Deal non rappresenti unicamente una politica di decarbonizzazione, ma il centro della sicurezza, dell’indipendenza energetica e della competitività di un continente povero di energia fossile e intenzionato a costruire la crescita del proprio mercato interno sull’innovazione green”
“In questo contesto – concludono – sarà importante osservare quanto l’Italia sarà capace di difendere gli interessi del Green Deal quale metro dell’autonomia europea e delle politiche climatiche, strumenti essenziali per rilanciare la competitività industriale attraverso nuovi investimenti in processi e prodotti, rafforzare l’autonomia energetica del continente e proteggere cittadini, imprese e spesa pubblica dagli impatti crescenti del cambiamento climatico”.


