Crisi climatica e linguaggio: come nascono e si diffondono le nuove parole del cambiamento

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La crisi climatica sta trasformando anche il nostro linguaggio: termini come ecoansia, apartheid climatico e greenwashing definiscono nuove realtà e influenzano la percezione della crisi.

La crisi climatica non sta trasformando solo gli ecosistemi, le città e le abitudini umane, ma anche il modo in cui parliamo del pianeta. Termini come fire weatherecoansiaapartheid climatico o greenwashing sono sempre più presenti nei media, nei dibattiti pubblici e persino nei dizionari. Questi neologismi non sono semplici etichette: servono a definire fenomeni nuovi, a renderli riconoscibili e, in alcuni casi, a spingere all’azione.

Uno studio internazionale, il progetto NeoFix, coordinato dall’Università Parthenope di Napoli e dall’Università Paris Nanterre con il sostegno dell’Accademia Francese, sta indagando proprio questo fenomeno: come nascono, si diffondono e si radicano nella lingua le parole legate alla crisi climatica. Ne abbiamo parlato con Silvia Zollo, linguista dell’Università Parthenope e ricercatrice del progetto.

Un corpus di 4 milioni di parole per studiare l’evoluzione linguistica

La ricerca si basa sull’analisi di un corpus bilingue (italiano e francese) di circa 4 milioni di parole, raccolte attorno a tre momenti chiave della governance climatica: le COP del 2015, 2021 e 2026. “Abbiamo incluso testi tecnico-scientifici, rapporti di esperti, articoli giornalistici, ma anche romanzi e racconti di cli-fi (climate fiction), un genere narrativo che esplora scenari futuri segnati dal cambiamento climatico”, ha spiegatoa TeleAmbiente la professoressa Zollo.

L’identificazione dei neologismi è avvenuta attraverso strumenti computazionali, analizzando frequenza d’uso, specificità e diffusione nei vari registri linguistici. “Non ci siamo limitati a estrarre le parole, ma abbiamo valutato anche la loro accettabilità sociale e la capacità di veicolare nuovi concetti”, precisa la ricercatrice.

Dall’ecoansia alla finanza verde: quando le parole cambiano la percezione

Secondo Zollo, i neologismi legati al clima possono influenzare la percezione della crisi attraverso un fenomeno chiamato ipostatizzazione: “Quando una parola nuova si diffonde, crea l’impressione che il concetto che esprime esista davvero. È successo con solastalgia (la sofferenza per la trasformazione del proprio ambiente) o con ecoansia, termini che ormai descrivono stati d’animo riconosciuti”.

Un esempio emblematico è finance verte (finanza verde), un termine che in francese ha materializzato l’idea di un sistema finanziario più sostenibile, influenzando anche le politiche economiche. “Alcune parole disegnano nuovi modi di pensare e agire”, osserva Zollo. Ma non tutti i neologismi attecchiscono: alcuni, come crescita verde, vengono criticati per la loro ambiguità, mentre altri, come decrescita, faticano a imporsi per le connotazioni negative associate.

Un aspetto originale della ricerca è l’attenzione alla climate fiction, un genere che mescola scienza e immaginazione. “A differenza dei testi tecnici, la narrativa è libera da vincoli e usa una creatività linguistica che può influenzare i lettori”, spiega Zollo. Romanzi e racconti ambientati in scenari apocalittici o distopici sperimentano lessici innovativi, contribuendo a far circolare termini come marsification (la trasformazione della Terra in un ambiente simile a Marte) o pirocene (l’era dominata dagli incendi globali).

Neologismi di successo (e parole destinate a scomparire)

Alcuni termini, come greenwashing o carbon neutrality, sono già entrati nei dizionari, mentre altri restano confinati in ambiti specialistici. Dal documento 2 emergono espressioni come:

  • Aridificazione: l’espansione di climi secchi in zone un tempo temperate.
  • Downburst: tempeste con venti violentissimi.
  • Treintrots: l’orgoglio di viaggiare in treno (prestito dallo svedese).

“La sopravvivenza di un neologismo dipende dalla comunità linguistica”, sottolinea Zollo. Parole troppo tecniche o con connotazioni negative (come decrescita) possono essere rifiutate, mentre altre, come giustizia climatica, si radicano perché colgono un bisogno di rappresentazione collettiva.

“Il linguaggio non è solo uno specchio della realtà, ma uno strumento per modificarla”, conclude Zollo. Capire come nascono e si diffondono i neologismi climatici significa anche comprendere come la società interpreta la crisi e quali soluzioni immagina. Se ecoansia descrive una paura, resilienza climatica suggerisce una risposta. E in un’epoca di cambiamenti senza precedenti, trovare le parole giuste potrebbe essere il primo passo per affrontarli.

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