Entra nel vivo la lotta al granchio blu. Emilia Romagna e Veneto sono in prima linea per mettere in atto le azioni previste dal Piano straordinario governativo messo a punto per salvare le coltivazioni di vongole italiane.
Confcoooperative Fedagripesca ha comunicato le modalità di attuazione del piano, attivo fino al prossimo 30 novembre, il cui successo dipende anche dall’organizzazione degli interventi. I granchi blu dovranno essere catturati, venduti o smaltiti seguendo un rigido protocollo. Nel dettaglio, tutti gli esemplari pescati dovranno essere trattenuti dai pescatori che riceveranno un indennizzo di 0,50 euro per gli esemplari da smaltire e 1 euro al chilo per la raccolta.
Cruciale è la cattura degli esemplari femmina già pieni di uova. Ogni esemplare femmina produce in media 2 milioni di uova, riuscire a decimarle significa riuscire a salvare migliaia di vongole: “Solo lo scoro anno sono state pescate 1800 tonnellate di granchi, ma quelli che sono rimasti in acqua sono molti di più e hanno generato danni alla produzione di vongole intorno ai 200 milioni di euro. – dichiara Paolo Tiozzo, vicepresidente Confcooperative Fedagripesca– C’è poi il problema di cosa fare con i granchi catturati. I nostri operatori sono impegnati non solo sul fronte delle catture ma anche nel creare canali commerciali all’estero per la vendita del granchio dove il mercato lo apprezza e lo richiede. Sri Lanka, Tunisia e Turchia sono le possibili destinazioni per l’export.”
I danni causati dalla specie alloctona
Ammontano già a 200 milioni di euro i danni causati dal granchio blu nei mari italiani secondo le stime di Fedafgripesca-Confcooperative. Particolarmente colpite le realtà produttive di Veneto ed Emilia Romagna che contano 3mila allevamenti di molluschi. In un solo anno la produzione di vongole italiane è stata quasi del tutto azzerata.
Anche la Toscana ha subito l’invasione della specie che ha danneggiato soprattutto le coste della Maremma.Nella Laguna di Orbetello, riporta Legambiente, “il granchio blu ha divorato le fonti di cibo usate per nutrire le anguille, le orate e le spigole, compromettendo di conseguenza la produttività degli allevamenti, e ha danneggiato moltissimi attrezzi da pesca.”
“I granchi non sono per niente in fase di regressione – ribadisce Gilberto Ferrari, Fedagripesca-Confcooperative, abbiamo notato in uno dei punti in cui la laguna di Orbetello è legata col mare, l’unico punto in cui i granchi sono morti, perché si tratta di una specie robusta in grado di sopportare gli stress meteorologici più di ogni altra specie, la zona del delta del Po è flagellata da oltre un anno da questa emergenza e altre zone stanno vivendo emergenze analoghe.”
Tre le proposte a cui Legambiente chiede di lavorare
In occasione dell’insediamento del commissario speciale Caterino, Legambiente ha presentato le sue proposte.
L’uso delle nasse, attrezzi di pesca selettiva e a basso impatto ambientale, è la strada giusta per la pesca del granchio. L’associazione ricorda che si tratta solo di una soluzione temporanea. Si chiede infatti di non aggirare le norme su pesca a strascico
La velocizzazione del processo di ristori e indennizzi alle imprese del settore ittico e dell’acquacoltura costrette a fronteggiare perdite che sfiorano il 100%.
Infine si chiede di continuare l’opera di monitoraggio e di ricerca scientifica. Solo attraverso lo studio del fenomeno può essere elaborata una risposta definitiva all’emergenza.
“Auguriamo buon lavoro a Enrico Caterino, già prefetto di Ravenna e Rovigo, nominato commissario straordinario per l’emergenza granchio blu. Il nostro auspicio – commentano Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente e Stefano Raimondi, responsabile nazionale biodiversità di Legambiente – è che la sua nomina sia di aiuto al settore ittico e acquacoltura di Emilia-Romagna e Veneto, e in generale dell’Alto Adriatico, da oltre un anno sotto scacco a causa della specie aliena invasiva granchio blu che ha praticamente compromesso la produzione di mitili. È fondamentale che l’Italia eviti di compiere errori gestionali, come un ritorno alla pesca a strascico, ma che piuttosto venga definito il prima possibile un piano scientifico sperimentale di contrasto alla proliferazione del granchio blu, basato su soluzioni che tutelino sia l’economia legata agli allevamenti di spigole, orate e molluschi sia la salute degli ecosistemi del Mediterraneo, in particolar modo di quelli costieri”.


