Papa Leone XIV eredita da Francesco una forte attenzione ai temi ambientali. Dalla Laudato si’ alla COP30, il nuovo pontefice sarà all’altezza della sfida climatica?
Concluso il Conclave che ha portato all’elezione al soglio pontificio di Leone XIV, gli occhi di milioni di fedeli e osservatori sono rivolti ai primi passi che il nuovo Papa compirà per capire quale sarà l’impronta che vorrà dare al suo pontificato. E tra gli ambientalisti la domanda che ci si pone è: Papa Prevost riuscirà o vorrà raccogliere l’eredità di Bergoglio sui temi ambientali?
La lotta ai cambiamenti climatici e la necessità di una transizione ecologica equa sono stati due capisaldi della pontificato di Papa Francesco. Tanto da dedicare un’intera enciclica – la Laudato si’ – alla cura dell’ambiente e della nostra Casa Comune. Se la lotta alla crisi climatica sarà altrettanto centrale per Leone è presto per dirlo. Ma un’idea delle sue posizioni possiamo farcela.
Lo scorso novembre, durante un seminario a Roma dedicato al cambiamento climatico, l’allora cardinale Prevost aveva sottolineato che sulla lotta alla crisi climatica è tempo di passare “dalle parole ai fatti”. Affermando che la risposta a questa sfida deve basarsi sulla Dottrina Sociale della Chiesa. Inoltre, in diverse occasioni Leone XIV ha ribadito l’impegno della Santa Sede nella tutela dell’ambiente con azioni concrete come l’installazione da parte del Vaticano di pannelli solari e il passaggio ai veicoli elettrici.
Ma per sapere se Papa Leone sarà un pontefice tanto attivo nella lotta alla crisi climatica quanto lo èstato Francesco bisognerà aspettare eventuali suoi interventi sul tema. Il primo potrebbe arrivare a novembre quando a Belem, in Brasile, si terrà la COP30, l’annuale conferenza delle Nazioni Unite sul clima. In quell’occasione Papa Prevost potrebbe intervenire per dare un impulso ai leader mondiali per trovare soluzioni concrete al riscaldamento globale. E ricordare a tutti che la difesa della Casa Comune deve continuare a essere una proprità per l’umanità.
L’eredità di Francesco
Durante il suo pontificato, Papa Francesco ha sempre mostrato una profonda attenzione per il futuro del Pianeta, ponendo la questione climatica al centro del suo impegno. In quella stessa occasione, rivolgendosi ai giganti del settore energetico, non esitò a indicare la rotta da seguire: “Non bastano più le parole, è tempo di agire”.
La voce di Papa Bergoglio sui temi ambientali si è fatta sentire con coerenza e continuità, in particolare con la pubblicazione dell’enciclica Laudato si’ nel 2015. In quel documento fondamentale, il Pontefice introduce il concetto di “ecologia integrale”, un approccio che intreccia dimensioni scientifiche, sociali e umane. Per Francesco, infatti, non esistono due crisi distinte – una ambientale e una sociale – ma un’unica crisi complessa, che richiede risposte sistemiche.
Laudato si’ rappresenta un momento di svolta nella dottrina della Chiesa: mai prima di allora un Papa aveva dedicato un’intera enciclica alla salvaguardia dell’ambiente. Il messaggio ha superato i confini religiosi, influenzando il dibattito internazionale e spingendo istituzioni, governi e società civile a considerare con maggiore urgenza la questione climatica.
Papa Francesco ha più volte scelto il palcoscenico globale per richiamare i potenti della Terra alle loro responsabilità. Nel 2023 era prevista la sua partecipazione alla COP28, il vertice delle Nazioni Unite sul clima. Problemi di salute glielo impedirono, come accadde anche l’anno successivo per la COP29 in Azerbaigian. Ma non fece mancare la sua voce: attraverso videomessaggi, chiese un cambio di rotta deciso. “Occorrono scelte politiche coraggiose e immediate”, disse. “Bisogna superare egoismi nazionali e interessi particolari, per costruire una visione condivisa del futuro. È il momento di agire, tutti insieme, senza ulteriori rinvii”.
Il concetto di conversione ecologica – rivolto all’intera umanità – è stato al centro del suo magistero. Ma è soprattutto alla classe dirigente mondiale che il Papa ha chiesto un cambiamento deciso, sottolineando che la cura della “casa comune” è responsabilità collettiva, credenti e non credenti inclusi.


